PAPA LEONE
Vaticano, la grande attesa per i nuovi cardinali
Oltre le sacre mura (e non solo) c’è grande attesa per le prime nomine cardinalizie di Leone XIV. Anche in questo caso, come raccontato da Il Tempo nel reportage di ieri dedicato all’inconsueto temporeggiare del pontefice statunitense su molte questioni di governo, Prevost pare voler attendere ancora un po' prima di imporre le «sue» berrette rosse. Basterebbe ricordare che l’immediato predecessore, Francesco, convocò il suo primo Concistoro per la creazione di 19 nuovi porporati dopo appena dieci mesi dalla propria elezione per comprendere la differenza tra colui che in poco tempo fissò la sua agenda politica iniziando speditamente a piazzare i propri uomini al vertice della Chiesa e l’attuale papa, che, al contrario, sembrerebbe tollerare benissimo la convivenza con un collegio cardinalizio in gran parte di nomina bergogliana. Certo, non tutti i pontefici sono stati dei distributori automatici di cappelli purpurei come Bergoglio (in 12 anni ha convocato la bellezza di 10 concistori e creato 163 cardinali) e, a parte rare eccezioni come Pio XII, tutti i papi recenti hanno rimpolpato il Senato della Chiesa man mano che i seggi disponibili divenivano vacanti.
Uno dei nodi che si trova a dirimere Leone XIV è proprio questo: il numero massimo di cardinali elettori fissato in 120 da Paolo VI e confermato da Giovanni Paolo II. Come il lettore ricorderà, alla morte di Francesco il collegio elettorale lasciato dal pontefice argentino risultava composto da ben 134 elettori, cioè tutti i cardinali con meno di ottant’anni titolati ad eleggerne il successore. La questione destò non poca preoccupazione in Vaticano, perché di fatto Bergoglio aveva derogato ad una norma costituzionale e nei giorni precedenti il Conclave ci fu addirittura qualcuno che mise in dubbio la validità canonica dei quattordici elettori in eccesso. A quanto risulta a questo quotidiano da fonti anch’esse munite di porpora, Prevost - ben conscio della polemica appena citata - avrebbe deciso di tornare a rispettare le regole imposte dai suoi antecessori, rimanendo quindi entro il numero massimo di porporati consentito.
Attualmente, dopo sedici mesi dall’ultimo Conclave, i cardinali con meno di 80 primavere sono scesi a 116, ma nessun altro principe della Chiesa è nato nella seconda metà del 1946 e pertanto, fino almeno al 16 gennaio 2027, quando arriverà alla fatidica soglia il cardinale canadese Thomas Christopher Collins, i posti disponibili sono soltanto quattro. Mesi fa era girata insistentemente la voce, poi smentita dai fatti, che Leone volesse inserire nel contesto del Concistoro ordinario di fine giugno anche l’elevazione alla porpora di almeno cinque presuli. Il motivo? Creare cardinale il suo successore alla guida del dicastero per i Vescovi, monsignor Filippo Iannone, stimatissimo dal papa. L’idea, corroborata dal precedente storico dell’ultima elevazione di Paolo VI nel 1977 in cui Montini impose la berretta a quattro nuovi cardinali (tra cui Ratzinger) solo per darla al suo fidatissimo sostituto Giovanni Benelli, vittima di una cospirazione curiale che aveva imposto al pontefice di trasferirlo a Firenze, è stata però subito scartata dal papa felicemente regnante. Chiaro è, perciò, che le nostre fonti non sbagliano.
Possiamo quindi affermare, vista per di più l’apparente volontà di Leone XIV di tornare ad una certa «normalità», che questo pontefice nominerà i suoi primi cardinali o a novembre, in occasione della festività del Cristo Re, oppure a febbraio, quando la Chiesa celebra la solennità della Cattedra di San Pietro, occasione tipica per l’indizione di un Concistoro. Detto questo, le vere domande che molti osservatori si pongono sono: chi nominerà Prevost? Con che criterio sceglierà i suoi principali collaboratori nonché elettori del futuro pontefice? Bergoglio, con un metodo tutto suo e da pochi compreso, aveva scelto di non rispettare la prassi consolidata che prevedeva determinate diocesi o taluni incarichi apicali aventi diritto automaticamente alla porpora. Alla sua morte, infatti, decine di capitali mondiali sono rimaste prive di un rappresentante in Conclave. Su tutte spicca certamente la «sua» Buenos Aires, ma anche Varsavia, Sidney, Los Angeles, San Francisco e, per l’Italia, Venezia e Milano, che da sole nel Novecento hanno donato alla Chiesa cinque papi su otto.
Proprio di ieri è la notizia che Leone XIV ha prorogato mons. Mario Delpini, il primo Arcivescovo meneghino privato (da Bergoglio) della tonaca rossa, per un altro anno. Al suo posto, come Il Tempo ha rivelato mesi fa, dovrebbe arrivare il cardinale Pierbattista Pizzaballa, sempre che la situazione a Gaza si sia normalizzata. Come abbiamo scritto ieri, un governo, che sia laico oppure no, si misura dalle nomine e dagli uomini scelti al vertice della piramide di potere: Leone darà spazio a personalità del mondo conservatore, specie americano? Tornerà a rispettare le regole non scritte sull’assegnazione delle berrette rosse ai titolari di arcidiocesi metropolitane? Oppure seguirà il metodo «terzomondista» di Bergoglio? Su questo, e soprattutto su questo, si valuterà un intero pontificato.