Attentato di Modena, l'avvocato della vittima: "Atto spietato, non folle. Si indaghi sul terrorismo islamico"

Francesca Musacchio

«Ritengo sia doveroso non derubricare un gravissimo e deliberato attentato alla collettività nel gesto di un folle. Le modalità operative sono evidenti, rivelano un'azione spietata ben congegnata ad opera di un soggetto cosciente, in piena emulazione di attentati terroristici avvenuti in passato». Deborah De Cicco, avvocato del Foro di Modena e difensore di Giovanni Esposito, fratello di Monica, contesta la lettura psichiatrica dell’attacco compiuto il 16 maggio nel centro della città da parte di Salim El Koudri, 31enne di origini marocchine. «Confido pertanto che la Procura possa contestare già in questa fase la premeditazione, perché allo stato attuale sono presenti già tutti i presupposti», aggiunge il legale.


Monica Esposito è morta il 22 luglio, dopo due mesi di agonia, lasciando tre figli. E altre persone sono rimaste mutilate. «Modena non è più la stessa. C’è un prima e un dopo l’attentato», afferma De Cicco. Il percorso seguito quel sabato pomeriggio è, per il legale, il primo elemento incompatibile con un gesto improvviso. «È partito da Ravarino, un paese a 25 chilometri da Modena, portando con sé un coltello prelevato dalla cucina di casa. Ha scelto la via Emilia, la strada dello shopping, la via centralissima della città, alle quattro e mezza di sabato pomeriggio. Ha lanciato l’auto sulla folla e intanto aveva con sé il coltello. Tutto fa parte dello stesso piano operativo». Le immagini acquisite mostrerebbero l’auto procedere a zig-zag e poi dirigersi verso il marciapiede affollato. Dopo l’urto l’uomo avrebbe tentato di rimettere in moto il veicolo, quindi sarebbe sceso impugnando il coltello. A bloccarlo furono alcuni cittadini, tra i quali Luca Signorelli, ferito al cuoio capelluto durante la colluttazione.


«Continuava a dimenarsi con il coltello in mano e voleva scappare. Se non fosse stato fermato, cosa avrebbe continuato a l’avvocato De fare?», chiede Cicco. La battaglia giudiziaria passa ora dalla perizia psichiatrica chiesta dalla Procura e disposta dal gip nell’incidente probatorio. Il collegio nominato dal giudice ha svolto tre colloqui. All’ultimo, avvenuto ieri, ha partecipato anche Alberto Caputo, consulente psichiatra della parte offesa, Giovanni Esposito. «Riteniamo che fosse pienamente capace di intendere e di volere e che abbia programmato in anticipo la sua azione delittuosa. La relazione psichiatrica all'esito dell'incidente probatorio cristallizzerà un dato dirimente sulla imputabilità dell'indagato e speriamo converga verso i nostri convincimenti» spiega il legale. A ottobre, invece, dovrebbe arrivare la perizia autoptica su Monica Esposito. Ma l’accertamento psichiatrico non chiuderà l’inchiesta. Computer fissi, notebook, telefoni e una PlayStation sequestrati all’indagato sono ancora sotto analisi, e potranno rivelare anche quello che l'attentatore ha svolto poco prima dell'attentato.


«Al momento non posso rivelare se esistano rivendicazioni o comunque deliri determinati dall’odio religioso o politico, comunque non escludo possano emergere dalle indagini, che scopriremo integralmente, perché solo nella fase di discovery degli atti e le copie informatiche sono disponibili». De Cicco ritiene tuttavia che la pista non possa essere chiusa dentro la diagnosi. «A mio avviso occorre approfondire a livello investigativo sul movente, e se vi sia quindi un’emulazione terroristica alla base. Che si tratti di una radicalizzazione di gruppo o solitaria è un discorso successivo. La frustrazione per la disoccupazione e per il lavoro che non gli sarebbe stato concesso perché straniero mi sembra invece solo una strategia, per quanto legittima, difensiva». Sul punto il legale mantiene però una riserva: «Sono cauta in merito perché voglio raccogliere elementi e resto in attesa dell’esito delle indagini». La relazione psichiatrica è vicina. L’esame dei dispositivi, invece, richiederà altro tempo: le copie informatiche non sono ancora a disposizione delle parti e quella parte dell’inchiesta resta coperta dal segreto.