Angela Camuso scopre un altro caso di avances di Ranucci verso una collega 

Lavorare a Report? "Se mi inviti a casa tua una sera se ne può parlare"

Angela Camuso

Ore 8,50. Venti agosto. Mi squilla il telefono mentre sto andando in edicola a comprare Il Tempo, appena uscito con la sua prima pagina bomba, in cui io racconto che Sigfrido Ranucci ha abusato del suo potere facendomi avances dopo un colloquio di lavoro. Anna Germoni, collega, mi fa: “Angela, ma lo sai che è successo pure a me?. Anzi, mi è successo di peggio”. Anna ha il mio numero perché siamo entrambe dentro una chat di giornalisti. Non siamo amiche né parenti e se non mi sbaglio non ci siamo neanche mai viste di persona, a meno che in passati eventi di gruppo che potrei aver dimenticato. Fatto sta che Anna continua. “Sì Angela, ha fatto la stessa cosa che ha fatto con te, solo che io ci sono andata a cena e durante la cena mi ha detto, quando io gli ho chiesto se insomma c’era possibilità di lavorare a Report, che ‘se lo invitavo a casa mia una sera se ne poteva parlare’. E tu? “Io gli ho detto: "No guarda, riaccompagnami alla mia macchina". Ci sono rimasta malissimo”. E poi? “Poi mi ha riaccompagnato alla mia macchina che era parcheggiata vicino a via Teulada e non l’ho mai più visto in vita mia. Però io, Angela ho paura di dirlo, l’avvocato mi ha detto che è troppo rischioso perché non ho più le chat, non ho come te le chat perché erano di Telegram e si sono cancellate, ma vediamo, aspettiamo, magari si fa avanti una terza, perché chissà quante siamo Angela! Perché sicuramente non siamo solo io e te! Però, ti prego, non mi mettere nei casini. Io ti ho chiamato solo per dirti che hai fatto bene, visto è successo pure a me”. Faccio notare ad Anna che quello che mi sta raccontando mi pare grave. “Sì è grave – risponde - perché a me ha dato l’illusione di un lavoro e però mi ha detto: "Se vengo a casa tua, se mi inviti a casa tua a cena’”. Cioè lui ti ha detto proprio che ti faceva il contratto se lo invitavi a casa? “Mi ha detto: "Se mi inviti a casa tua a cena ne parliamo”.
#MeToo. Anna è la seconda. La seconda giornalista di cui il conduttore di Report ha cercato di approfittarsi, forte del suo potere in quel momento. La ascolto e a un certo punto accendo il registratore, perché di mestiere faccio la cronista. 
E’ bella e brava, Anna Germoni. Anche lei si è laureata come me con 110 e lode. Ha vinto pure il premio Tonino Carino come giornalista investigativa nel 2017. Ha pubblicato tra gli altri per l‘Espresso e Panorama, scritto di mafia e terrorismo internazionale. Insiste a dire che non vuole che si sappia come si è comportato Ranucci con lei perché teme di essere attaccata dall’opinione pubblica e da lui, mentre continua a raccontarmi con dettagli questa storia, che è iniziata un pomeriggio del 2018, quindi nello stesso anno in cui sono accaduti gli episodi già noti che mi riguardano. Episodi, per la cronaca, che non hanno nulla a che fare - e così pure nel caso di Anna - con le denunce oggetto dell’indagine interna Rai finita poi con un’archiviazione, dopo altre segnalazioni anonime.
Anna non vuole mettersi in mostra, perché non vuole che io pubblichi un’intervista, ma sente il bisogno di parlarne con me, che sono una giornalista. Stiamo al telefono un quarto d’ora. Non cerca visibilità, anzi ed è per questo che la sua testimonianza è autentica ed è per questo che la stiamo raccontando, anche se Anna non ha più le chat.
Dunque. Dall’inizio. Anna Germoni arriva in via Teulada un pomeriggio verso le 17. Quella stessa sera doveva andare in onda un’importante puntata di Report. “La puntata sugli Agnelli e la Juve. Quella che poi ha dato a Ranucci l’exploit”, ricorda. Lei aveva chiesto un colloquio a Ranucci dopo averlo conosciuto di persona, la prima volta, in occasione del premio Carino: si erano scritti e lui le aveva dato appuntamento quel giorno, invitandola a seguire la preparazione della trasmissione e la puntata in studio: “Sono entrata con regolare pass, lui mi ha presentato anche altri del team e mi ricordo che nella sua stanza c’era anche Federico Ruffo”. Anna ha assistito alla puntata, quindi Ranucci l’ha invitata a cena, lei e lui da soli. Continua Anna: “Ranucci mi dice: ‘Andiamo con la mia macchina perché il ristorante sta vicino’. Io obietto: ‘No, prendo la mia e da lì andiamo via tutti e due’, perché io dovevo andare a nord e lui a sud, ma lui ha insistito. Mi sono allora fatta il segno della croce dentro di me e ho detto: ‘Vabbè, andiamo’ e siamo andati quindi con la sua, una macchina piccoletta, forse una Smart. Era un ristorante famoso per la carne alla brace, vicino via Teulada, non ricordo il nome ma è un ristorante famoso e a conclusione della cena, quando sono tornata a chiedergli se c’era o no la possibilità di un contratto, mi ha detto appunto che se ne poteva parlare a casa mia”. Anna, come ormai sappiamo, dice no, lui la riaccompagna a prendere la macchina, si salutano e quando è a casa le arriva un messaggio di Ranucci. “C’era scritto qualcosa come "Buonanotte Fiorellino". E poi? “Nei giorni successivi mi ha mandato pure una foto, sempre su Telegram, che mi aveva colpito, a mezzo busto”. A torso nudo? “Si, e mi aveva colpito perché aveva tantissimi peli”. Vi siete più sentiti? “Sì, l’ho chiamato io perché c’era un mio amico che voleva proporgli delle inchieste e gli ho chiesto di valutarle e gli ho mandato il materiale, ma non se ne è fatto niente. Naturalmente neanche io ho mai lavorato per Report. Poi, quando c’è stato l’attentato, gli ho scritto un messaggio, esprimendo solidarietà a lui e la sua famiglia. Gliel’ho mandato perché ho pensato: ‘Vabbè, è un attentato…Questo non c’entra niente con quello che è lui è, o no?”.