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Garlasco, quei 21 secondi al telefono e il "movente sessuale". Scintille a Zona Bianca

Ignazio Riccio

Ventuno secondi al telefono, tre fotografie scattate il giorno di Natale, un accesso agli atti che nessuno dice di aver autorizzato: sono questi i dettagli su cui si è costruita la puntata di “Zona Bianca” dedicata all'omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione di Garlasco nell'agosto 2007. Il confronto in studio si è concentrato su due filoni distinti ma intrecciati: le telefonate tra Andrea Sempio e l'abitazione dei Poggi nei giorni precedenti al delitto, e le modalità con cui, anni dopo, alcuni atti dell'inchiesta sarebbero circolati tra chi non ne aveva titolo.

Ad aprire la discussione è stato Umberto Brindani, direttore di “Gente”, che ha rimesso al centro un dato che, a suo dire, aveva insospettito gli inquirenti fin dall'inizio: “Ci sono tre telefonate che da subito hanno insospettito gli investigatori [...] soprattutto è sospetta l'ultima. Perché, ragazzi, 21 secondi sono un'eternità al telefono”.

 

Il conduttore ha rilanciato la domanda a Stefano Zurlo, chiedendo se almeno le prime due chiamate potessero essere partite per errore, lasciando sospetta solo l'ultima. La replica del giornalista è stata netta, e ha spostato l'attenzione dal dato tecnico a quello psicologico: “Chiedo alla Ruffini, alla Bernardini e a Brindani se sono a conoscenza di un'ossessione maturata in una telefonata di 21 secondi”.

Il servizio mandato in onda ha ricostruito la cronologia degli ultimi contatti: una chiamata il 7 agosto, durata 8 secondi, e una il giorno successivo, l'8 agosto, di 21 secondi, le due telefonate su cui si concentra il servizio. A queste si aggiunge, secondo quanto emerso più liberamente nella discussione in studio, una terza chiamata, datata al 4 agosto, quindi qualche giorno prima delle altre due. Sempio avrebbe cercato l'amico Marco Poggi, allora fidanzato di Chiara, perché non riusciva a raggiungerlo sul cellulare in vista di una partenza per la montagna. A rispondere, almeno in una delle occasioni riportate dal servizio, sarebbe stata proprio Chiara.
Lo stesso Sempio, ospite in collegamento, ha ricostruito così quei contatti: “Io ho chiamato a casa e ho detto non c'è. E allora il giorno dopo io ho richiamato e ho detto ok, sento un attimo quando torna, sempre non riuscendo a contattarlo sul cellulare. Ho chiamato e mi ha detto guarda torna il tal giorno, basta da quel momento non ci sono state più chiamate”.

Il servizio ha però sottolineato un elemento che alimenta i sospetti: da gennaio 2007 Sempio non avrebbe mai chiamato l'abitazione dei Poggi, se non proprio tra il 7 e l'8 agosto, cioè nei giorni immediatamente precedenti l'omicidio. Una circostanza che il giornalista in studio ha rimarcato chiedendo: “Perché lo fa proprio e solo in quei giorni?”.

Sempio ha respinto la lettura indiziaria della vicenda, rivendicando l'impossibilità pratica di trarne un movente: “Io dico anche a volerla vedere come qualcosa di sospetto, va bene questa cosa qua è sospetta, va bene. Ma io che cosa ottengo con queste chiamate 5 giorni prima? E come faccio io a sapere da quella chiamata lì che 5 giorni dopo sarà in casa in quel momento da sola o che il fidanzato non fosse andato a stare a casa quella settimana?”.

 

La seconda parte del servizio ha ricostruito un episodio distinto, relativo alla fase in cui l'inchiesta viene riaperta sul conto di Sempio. Il 23 dicembre 2016 l'uomo viene iscritto nel registro degli indagati per l'omicidio di Chiara Poggi; il fascicolo viene affidato alla sostituta procuratrice Giulia Pezzino e al procuratore aggiunto Mario Venditti.

Secondo la ricostruzione, già il giorno successivo Maurizio Pappalardo, comandante del nucleo informativo dei carabinieri di Pavia, avrebbe avuto accesso agli atti. Sul suo telefono sarebbero state trovate tre fotografie, scattate il 24 dicembre tra le 10.27 e le 10.28, che mostrerebbero documenti del fascicolo, compresi alcuni tabulati telefonici; i dati GPS collocherebbero gli scatti negli uffici della procura. Un elemento che il servizio ha definito rilevante è che, in quel momento, Pappalardo non risultava in servizio né apparteneva alla sezione delegata alle indagini.

Interrogato sulle fotografie, l'ufficiale avrebbe dichiarato di non ricordare. La procuratrice Pezzino, dal canto suo, ha escluso di avergli consentito l'accesso: “Escludo di aver dato accesso agli atti a Pappalardo perché non ne aveva motivo. Non so se può averlo fatto Venditti”.

Il quadro si arricchisce di un ulteriore dettaglio temporale: il 21 gennaio 2017 Silvio Sapone, all'epoca ai vertici della polizia giudiziaria della procura, avrebbe cercato “insistentemente” Sempio, con quattro tentativi dal proprio cellulare e altri dieci dalla linea dell'ufficio, stando ai tabulati citati in trasmissione.

È lo stesso titolo della puntata a porre la domanda senza troppi giri di parole: dietro al delitto c'è un movente sessuale? In studio nessuno lo dichiara apertamente come un fatto accertato, ma la traccia più esplicita in questa direzione arriva ancora una volta da Stefano Zurlo, che rovescia la domanda ai colleghi e, come ricordato, parla senza mezzi termini di un'ossessione maturata in appena 21 secondi di conversazione.

Il ragionamento che sostiene questa lettura è tutto costruito sul comportamento telefonico di Sempio nei giorni precedenti l'omicidio: tre chiamate, una il 4 agosto, ricordata liberamente in studio, e le due del 7 e dell'8 agosto ricostruite nel servizio, dopo mesi di silenzio totale verso l'abitazione dei Poggi. La seconda delle ultime due si protrae per 21 secondi, un tempo che Brindani definisce “un'eternità” per un semplice tentativo di rintracciare l'amico Marco. In questa chiave, l'insistenza nel richiamare, e il fatto che a rispondere sia stata, almeno una volta, Chiara e non Marco, diventerebbe l'indizio di un interesse che andrebbe oltre la ricerca dell'amico, e che gli inquirenti avrebbero notato fin da subito, come sottolinea Brindani parlando di telefonate che “da subito hanno insospettito gli investigatori”. Si tratta, in ogni caso, di elementi già noti e accertati dell'inchiesta, non oggetto di contestazione.

Sempio, va detto con chiarezza, respinge questa lettura e la definisce priva di logica anche a volerla considerare sospetta, perché, sostiene, nessuna delle due chiamate gli avrebbe permesso di sapere che Chiara sarebbe stata sola in casa cinque giorni dopo. Il movente sessuale, dunque, resta in questa puntata un'ipotesi evocata attraverso il linguaggio dell'ossessione e della telefonata “anomala”, non un elemento probatorio: nessuno degli ospiti porta a supporto elementi ulteriori rispetto alla durata e alla collocazione temporale delle chiamate.

Dalla puntata emergono dunque due filoni che si muovono su binari diversi ma che, nella narrazione del programma, finiscono per intrecciarsi: da un lato la ricostruzione del rapporto tra Sempio e la famiglia Poggi nei giorni immediatamente precedenti al delitto, con l'ipotesi di un possibile movente di natura ossessiva o sessuale evocata (seppur non dimostrata) dal riferimento di Zurlo; dall'altro le circostanze, tutte da chiarire, con cui alcuni atti dell'inchiesta sarebbero circolati tra soggetti estranei alla squadra investigativa nei primi giorni della riapertura del caso.

Nessuno degli elementi discussi in studio, va precisato, costituisce allo stato una prova del movente né una conclusione sulla responsabilità di Sempio, che si è sempre professato estraneo ai fatti. Restano, però, i nodi che gli stessi ospiti della trasmissione hanno sollevato: la frequenza anomala delle chiamate nei giorni immediatamente precedenti l'omicidio, e la tempistica sospetta dell'accesso agli atti nei primi giorni dell'inchiesta bis.