IL FACCENDIERE
Ranucci, la confessione di Lavitola dopo l'interrogatorio: "Sono io il mandante"
Valter Lavitola, nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip, ha confermato "l'ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell'attentato". Lo ha riferito ai cronisti l'avvocato Sergio Cola, difensore del faccendiere, lasciando il carcere di Rebibbia. Il motivo? Lo avrebbe fatto per fargli innalzare il livello di scorta. "Dice di averlo fatto per tutelare l'incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggressione - aggiunge il legale - anche perché Ranucci non aveva all'epoca una protezione, aveva solamente due uomini di scorta".
Alla domanda dei giornalisti, presenti davanti al carcere romano di Rebibbia dove per oltre 5 ore Valter Lavitola ha risposto alle domande del pm e del Gip, sull'eventuale consapevolezza di Ranucci su quanto stava per fare Lavitola, l'avvocato difensore Sergio Cola ha affermato: "Non commento questo aspetto, non posso rispondere".
Sulla vicenda è intervenuto il legale di Sigfrido Ranucci, l'avvocato Roberto De Vita, che ha detto: "La confessione di cui apprendiamo lascia sgomenti e conferma il delirante teatro della follia se il movente reale fosse effettivamente quello riportato. Anche perché Sigfrido Ranucci ha la scorta ininterrotta dal 2021 confermata negli anni per la gravita' delle minacce di morte ricevute e rigorosamente valutate dal Ministero dell'Interno. Cosi' come la popolarità del conduttore di Report era già da molto tempo elevatissima sia in Italia che all'estero, prova ne è la persistenza della tensione mediatica su quanto sta avvenendo. Quindi se il movente è quello, si colloca tra l'inutile e il rassicurante, di certo lontano da ipotesi ben più gravi e gravose. Ovviamente un conto è la confessione altro la valutazione della sua credibilità".