LA FINE DI UN "MODELLO"
Il buonismo socialista fa male a tutti Agli spagnoli e agli altri europei
Sanchez avvisato mezzo salvato. Ma siccome il compagno Pedro è presuntuoso, perché la mente socialista è presuntuosa, ha voluto fare di testa sua. Morale della favola brutta? È andato a sbattere. Ma, ecco il punto, meglio che sia andato a sbattere lui che l’Europa intera che, nona caso, si ritrova schierata dalla parte opposta con la lettera di Giorgia Meloni e ben altri 21 Stati membri. Allora, proviamo a guardare ai fatti drammatici degli ultimi giorni senza gli scontri tra personalità e consideriamo, invece, i fatti nudi e crudi.
Il cuore del problema è questo ed è noto da tempo: le scelte di politica dell’emigrazione non riguardano più un singolo Stato europeo ma la stessa Unione europea. L’idea di Pedro Sanchez di fare l’uomo solo al comando era sbagliata in tutti i sensi: sia nei contenuti, come dimostrano i fatti; sia nella forma, perché ha scelto deliberatamente di mettersi contro l’Unione europea. La ricostruzione fatta ieri su queste pagine dal direttore Daniele Capezzone ha fornito ai lettori tali e tante notizie per capire senza pregiudizi cosa sta accadendo in Europa: siamo davanti a una capriola della storia perché quando i fatti diventano misfatti è noto che si capovolgono.
La maxisanatoria di Sanchez è ricaduta sulla Spagna e su Sanchez ed è accaduto perché attraverso quella misura straordinaria il capo del governo spagnolo mirava ad imporre la sua linea politica a tutti gli altri Paesi europei. Il punto della questione è esattamente qui: fino a che punto un governo può fare delle scelte che ricadono negativamente anche sugli altri Paesi? Le scelte sbagliate, però, non sono sbagliate e basta. Sono sbagliate e hanno pesantissime conseguenze. In questo caso il prezzo più alto è stato pagato dagli stessi migranti: sono più di 70 i morti. Davvero qui si gioca sulla pelle delle persone. Se una cosa del genere fosse accaduta con un governo di destra ci ritroveremmo con le solite manifestazioni di piazza con annessa guerriglia urbana.
È accaduta con un governo socialista e la sinistra di casa nostra fischietta. E qui c’è la seconda maschera che, come in una commedia degli equivoci, viene giù: i buoni sono senza scrupoli. Prima usano una maxisanatoria per imporre una linea politica in Europa; poi causano una invasione con scene apocalittiche; quindi, corrono ai ripari con respingimenti che non vanno per il sottile; alla fine si contano i morti a decine. Morale della seconda favola brutta? Il buonismo fa male alla salute di tutti: migranti ed europei. La lezione che se ne deve trarre è abbastanza chiara: l’Europa è una risorsa per sé e per gli stessi migranti ma a patto che ci sia un governo serio e responsabile delle politiche migratorie, altrimenti nel giro di un paio di anni l’Europa non sarà più una risorsa né per sé né per i migranti.
L’iniziativa di Giorgia Meloni e degli altri 21 Stati membri che hanno sottoscritto la sua lettera-proposta è su questa linea di un buongoverno d’Europa. La riunione di oggi non serve ad analizzare i fatti di Ceuta perché cosa sia accaduto è chiaro. E non serve nemmeno ad accusare il governo spagnolo, perché fare politica non significa imputare o colpevolizzare. Tuttavia, le scelte hanno delle responsabilità e i fatti delle conseguenze: le responsabilità di Sanchez sono evidenti e le conseguenze delle politiche socialiste hanno toccato il loro limite. È tempo di cambiare scena. Si deve aprire una stagione nuova che non deve essere fatta di proclami e di slogan ma di un lavoro concreto che abbia al suo centro il rapporto tra gli Stati dell’Unione europea e gli Stati dell’Africa. Fine del peloso buonismo socialista.