Vicenza, indagato giovane giornalista: "Inscenò il proprio attentato"
Dal Veneto si occupava giornalisticamente della criminalità a Caivano e del lavoro di don Maurizio Patriciello nel difficile quartiere del Parco Verde. Questo gli aveva procurato minacce e perfino un ordigno esploso fuori casa sua il 30 maggio che lo aveva reso un simbolo, tanto da ricevere la solidarietà da parte del Governo. Oggi la storia sembrerebbe essere andata diversamente. Per la Procura di Vicenza, il giornalista Adriano Cappellari - giovane cronista collaboratore di testate del vicentino come il quindicinale 'L'Altopiano' - avrebbe fatto tutto da solo. Ora è indagato per incendio, calunnia, simulazione di reato, procurato allarme, truffa ai danni di ente pubblico.
Mercoledì mattina i Carabinieri lo hanno perquisito ritenendolo l'autore delle "minacce di morte" che lo hanno raggiunto negli anni e che lui stesso ha denunciato in tre occasioni al Commissariato il 5 novembre e 11 dicembre 2025 e il 16 febbraio 2026. Una serie di buste contenenti intimidazione e cartucce calibro 22, in alcuni casi corredate da copie del suo articolo dal titolo "A testa alta con don Maurizio Patriciello: la camorra non piega il suo coraggio" pubblicato su L'Altopiano l'11 ottobre 2025. Lettere identiche a quelle che venivano recapitate nella redazione della testata e allo stesso don Patriciello contenenti fotografie di sé ritratto assieme al parrocco di Caivano e alla presidente del Consiglio, tutti con i volti cerchiati di rosso e segnati dalla lettera X. Cappellari era finito addirittura sotto scorta con due carabinieri e auto istituzionale ad accompagnarlo durante gli eventi pubblici come la 'Partita del Cuore' a L'Aquila il 13-14 luglio.
Il giovane cronista indagato avrebbe esternato agli inquirenti i suoi sospetti su presunti autori, indicando alcuni residenti nel territorio di Enego e Comuni limitrofi su cui si sono concentrate le iniziali indagini. L'inchiesta ha svelato che un mese prima dell'ordigno artigianale fuori da casa Cappellari abbia acquistato su internet 4 cartucce di gas butano/propano, consegnate da un corriere nella sua abitazione e con un account associato al suo cellulare. Quattro giorni dopo, il 29 aprile, avrebbe completato l'ordine con 6 bottiglie di alcol etilico denaturato e della marca individuata dagli investigatori.
L'altezza dell'anonimo "bombarolo" ripreso dalla videosorveglianza è risultata compatibile con quella del giornalista così come il suo rientro in casa alle 23.11 di quella sera combacia con il deposito della busta e dell'innesco esplosivo avvenuto alle 23.28. Le immagini tornano a riprenderlo pochi minuti dopo mentre filma le fiamme spente da alcuni vicini di casa. Secondo la Procura avrebbe utilizzato un passaggio esterno nel retro dell'abitazione per raggiungere il cancello carraio dove è avvenuta l'esplosione.
"Sono esterrefatto, è una notizia che mi state dando voi, stento a credere che abbia inscenato tutto, per la sua giovane età, per la sua limpidezza". ha detto don Maurizio Patriciello.