NEMICI DI SE STESSI
"Speravo che l'attentatore fosse un bianco cristiano". L'ultima follia degli attivisti woke
Fino a che punto l'odio per sé stessi, in quanto Occidente, può spingersi oltre? Un sentimento, quello della auto-colpevolezza, che oramai non conosce limiti. Nemmeno davanti alle immagini di un attentato. Ecco quindi che l'indomani dell'attacco di matrice islamica contro il Gay Pride di Berlino, che ha provocato un morto e diversi feriti, al tragico bilancio si sono sommate le inquietanti parole pronunciate da un’attivista salita su un palco. "Quello che mi ha scioccato è stato che la prima cosa che ho pensato è stata: spero che non sia un immigrato, spero che sia una persona bianca cristiana, ma non era così" ha detto la ragazza.
Una frase che fotografa la patologia morale e politica che sta divorando una parte della nostra società, concentrata più a flagellare immotivatamente sé stessi che non a rivolgere un pensiero alle vittime e soprattutto a guardare realisticamente in faccia il pericolo del terrorismo islamico. Un pericolo che viene sempre più contestualizzato, nascosto e da qualcuno perfino giustificato come l'ennesima colpa dell'Occidente incapace di accogliere, comprendere e integrare.
Tutto funzionale a una propaganda che non solo è bloccata dall'incapacità cronica di chiamare le cose con il proprio nome, ma che si trova davanti all'imbarazzo del frutto delle proprie scelte. Per anni, infatti, la sinistra assieme alla sua galassia woke ha deliberatamente chiuso gli occhi di fronte al pericolo fondamentalista, preferendo cimentarsi in un'acrobazia ideologica suicida atta a spalancare le porte dei cortei sui diritti al mondo pro-pal nonostante la totale incompatibilità valoriale. Per anni, la sinistra woke ha raccontato di un Occidente malato e ha disegnato terroristi e lupi solitari sempre e solo come disagiati mentali piuttosto che come terroristi contro i valori delle nostre società. Gli ultimi fatti di cronaca sono quindi una doccia fredda per chi si ostina a non accettare la realtà.