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Conto alla rovescia per Conte: la verità sulla gestione Covid e i costi gonfiati
Il pacco è servito con tanto di trasporto. Dall’analisi della maxi fornitura da 1 miliardo e 250 milioni di euro per le mascherine cinesi, acquistate dalla struttura commissariale di Arcuri, sono già emersi una serie di elementi allarmanti. Ieri, numeri alla mano, Il Tempo ha fornito la prova di come quei dispositivi di protezione individuale siano stati strapagati. Già qua sarebbe una beffa, a questo però va aggiunto che una parte di quella fornitura, circa 250 milioni di pezzi, è risultata non conforme. In proporzione, quindi, le abbiamo pagate ancora di più. Quanto di più? Circa 17 volte le ffp2 e 37 volte le chirurgiche. Finita qui? Neanche per sogno, manca ancora un altro capitolo: il costo di trasporto, ovviamente anche quello gonfiato.
Portare in Italia una ffp2 e una kn95 anche nel picco del mercato aereo, ossia nell’aprile del 2020, aveva un costo che si aggirava tra 0,10 euro per una ffp2 e 0,19 euro per una kn95. Un buon prezzo? Niente in confronto a quello stimato internamente dai venditori che avevano prospettato un costo, per portare quelle mascherine in Italia, a 0,05 euro al pezzo per le ffp2/kn95. A questo punto la domanda è d’obbligo. Quanto ci è costato alla fine dei giochi il trasporto? Lo possiamo scoprire dalle fatture emesse dagli stessi venditori che riportano il costo di 0,38 per le ffp2 e 0,48 euro per ogni singola ffp3. Producendo quindi un sovraprezzo pari a 2,5-4 volte il costo fatturato e 7,6 volte la loro stessa stima industriale. Inutile dire che, visti i volumi, il margine fra costo effettivo e costo fatturato potrebbe valere decine se non centinaia di milioni di euro. L’anomalia non è la tariffa aerea in sé, realmente alta nella primavera 2020, ma lo scarto tra ciò che i mediatori sostenevano fosse il costo (5 centesimi di euro) e ciò che hanno fatturato realmente (38-48 centesimi di euro), aggravato dal fatto che i costi di spedizione sono lievitati dopo l’affidamento e che offerte concorrenti includevano il trasporto nel prezzo. Per esempio quella dell’allora vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera, Massimo Mallegni, che aveva segnalato la possibilità di comprare delle mascherine a 70 centesimi al pezzo con il trasporto incluso. Un’offerta che però la struttura commissariale declinò preferendo reperire le mascherine da tre consorzi cinesi: Wenzhou Light, Luokai Trade e Wenzhou Moon Ray. L’ennesima anomalia di una storia ancora tutta da chiarire.