INTERVISTA

Francesco Rocca: "Se il pasticcio di Zingaretti l’avesse fatto la destra..."

Daniele Capezzone

Ieri il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha fatto visita all’edicola de Il Tempo a Piazza Colonna. È stata l’occasione per una conversazione a tutto campo (che potete ritrovare anche in versione audiovideo su www.iltempo.it e sui canali social del nostro giornale).
Governatore, come sa il nostro giornale da un paio di mesi ha acceso i riflettori sulla situazione della Lazio. La scorsa settimana lei ha partecipato all’evento di Ponte Milvio con 30mila tifosi laziali.

Che idea si è fatto della situazione?
«Tira un’aria pesante. C’è una parte della Regione, e non solo della città, che non si sente ascoltata e soffre una mancanza di dialogo da parte della società. In quell’evento a cui fa riferimento non dovevo intervenire. Poi mi hanno invitato a salire sul palco e non me la sono sentita di farmi da parte.
Pensavo che la sola presenza fosse sufficiente a testimoniare la mia vicinanza e voglia di ascoltare, non solo da tifoso laziale, ma da governatore. Ho registrato tanta sofferenza che, a volte, si è trasformata in rabbia. Quando non c’è interlocuzione, non ci sono risposte, non ci sono dialoghi con la stampa, ma solo monologhi, d’altronde, è normale che si generi un malessere, un malcontento che, prima o poi, esplode. Ecco perché le istituzioni tutte hanno il dovere di farsi sentire. Il calcio, pure se a qualcuno non piace, è un elemento di coesione e partecipazione sociale. Mi chiedo, con forte onestà intellettuale, se una situazione del genere fosse avvenuta alla Roma cosa sarebbe successo? Come è giusto che sia, sarebbero intervenuti tutti. Non può essere la carica di un presidente di una società a impedire di intervenire o ascoltare una protesta pacifica. Chi non ascolta non è un buon presidente. Soltanto con il confronto, e presentando soluzioni, si può porre fine a una situazione così complessa. Ecco perché ho ritenuto importante intervenire. Avrei fatto lo stesso, se fosse stata coinvolta in questa crisi l’altra squadra della capitale».

Passiamo alla Roma. Che succederà con lo stadio?
«L’altro giorno ero in visita al Pertini perché inauguravamo un nuovo reparto, e parlando con il personale, ho notato che c’è un po’ di preoccupazione per i parcheggi. Rispondendo, dunque, alla domanda di un giornalista, siccome c’era stata una sollecitazione da parte di Rampelli sul fatto che probabilmente Tor Vergata sarebbe stata una sede migliore, ma si è optato su Pietralata, ho ribadito come la prima soluzione sarebbe stata migliore. Oggi, però, s’è scelta Pietralata. E ritenendo che lo stadio e le opere si debbano fare, non sarò certamente io a ostacolare. Detto ciò, ho raccomandato che si presti attenzione alla viabilità.
Ci troviamo a ridosso di un presidio ospedaliero importante.
Non si può bloccare un pronto soccorso perché le strade sono ostruite, così come non si può impedire il diritto di visita ai familiari dei pazienti o a chiunque debba parcheggiare per motivi sanitari o lavorativi.
C’è, inoltre, il problema dell’acustica. Vicino a un ospedale devono esistere sistemi ingegneristici tesi a proteggere l’ambiente circostante».

Lei ha ribadito che sono in funzione e pienamente operative 135 Case di Comunità. Alcune sono state realizzate ex novo, altre sono ex poliambulatori. È stato anche raggiunto un accordo con i medici di famiglia?
«L’obiettivo del Pnrr erano 107 Case di Comunità. Ne abbiamo aperte 135. Una di queste mi rende ancora più orgoglioso. Il Prefetto, infatti, ha sgomberato un centro sociale anarchico a Torre Maura, ce lo ha restituito e in poco più di un anno siamo riusciti a fare la progettazione, i lavori e consegnarlo alla comunità con una nuova veste. Ciò non può non rendermi entusiasta. Medesimo ragionamento per l’accordo integrativo con i medici di famiglia che mancava da vent’anni. Ecco perché forse si è registrata un po' di tensione.
Tante erano le attese e gli elementi da perfezionare. Nonostante ciò, partono le aggregazioni funzionali territoriali e, seppure con un nome che anch’io ritengo orribile, è stato dato un altro elemento fondamentale di presidio per essere vicini ai cittadini. Sta andando tutto, dunque, esattamente come avevamo previsto. Stiamo assumendo tanto personale. Il numero dei dipendenti della regione Lazio in sanità, da quando sono arrivato, è cresciuto di oltre 4 mila unità. Stanno arrivando altri 1800 infermieri, di cui abbiamo già autorizzato l’assunzione e quindi lo scorrimento delle graduatorie, così come ulteriori 1100 medici che si vanno aggiungere agli 11 mila già presenti. Insomma, un rafforzamento importante per tutta la nostra sanità».

Si è accesa una discussione sulle golf car (o cart) e il loro trattamento come navette turistiche o meno. Si può regolarizzare senza demonizzare? Qual è la sua linea?
«Innanzitutto che ci siano percorsi chiari, che si individuino delle aree corrette di sosta, in modo da non vederle parcheggiare alla rinfusa. Credo che ci siano delle regole molto semplici, basilari, che possiamo scrivere insieme al Comune. Ecco perché, nei prossimi giorni, nell’assestamento di bilancio, faremo un emendamento che va proprio in tale direzione. Insieme a Roma Capitale lavoreremo per un regolamento che possa consentire ordine, che possa essere un elemento innovativo e di ricchezza. All’inizio, non le nascondo, che mi ha stupito, in positivo, vedere le golf car per Roma. A un certo punto, però, ho visto il loro numero aumentare a dismisura, così come ho registrato la loro presenza ovunque e senza alcuna regola. Tra l’altro parliamo di veicoli che, spesso, girano con bambini. Ragione per cui è ancora più importante che tutto ciò che venga disciplinato».

Passiamo i grandi temi della politica internazionale. Si è chiuso il vertice Nato, dopo un periodo di tensioni. Che impressione ha? In che momento siamo?
«Ritengo che la postura della presidente Meloni abbia dato dimostrazione che l’alleanza atlantica e la nostra amicizia con gli Stati Uniti vanno al di là di qualsiasi bizzarria del momento da parte del presidente americano di turno. Su quest’aspetto sono certo che l’Italia abbia dato un grande segnale nel pretendere rispetto e nel darlo. Su ciò si costruiscono relazioni. Mi sembra, inoltre, che l’Italia sia uscita molto bene dal recente vertice Nato, anche perché non si poteva fare diversamente. Oggi, purtroppo, stiamo pagando le conseguenze della politica estera dell’Unione Europea negli ultimi anni. Ragione per cui la postura di Meloni è stata ancora più decisiva. L’Europa, oggi come non mai, deve far sentire la sua voce, facendosi rispettare».


Avrà seguito la nostra inchiesta su Covid e mascherine. Ma c’è anche un lato della faccenda più vicino a questo territorio. Ne fu protagonista Nicola Zingaretti, si parlò di una fornitura di mascherine mai consegnate per un valore di 11 milioni...
«Parliamo di una vicenda abbastanza bizzarra, ora in corte dei Conti. Non dimentichiamo che in questo caso parliamo di una società che vendeva lampadine, lampadari e, dunque, non aveva alcun pregresso in materia di forniture di presidi sanitari, mascherine in particolare. Non consegnando e con un esborso anticipato che ha portato a un danno erariale così importante, ritengo siamo davanti a un fatto gravissimo. Se tutto ciò fosse capitato a un governo di centrodestra, non so cosa sarebbe successo? Probabilmente i soliti manifestati sarebbero arrivati la sera stessa davanti la sede della Regione».