madre e figlia avvelenate
Giallo della ricina, nuovo sospettato e la pista del movente: "Antonella aveva scoperto un segreto"
Si allarga l’inchiesta sul giallo di Pietracatella dove, lo scorso dicembre, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, rispettivamente mamma e figlia, sono morte dopo essere state avvelenate con la ricina. Secondo un’indiscrezione emersa nel corso di Morning News, il programma di Canale 5 condotto dal giornalista Dario Maltese, nel mirino degli inquirenti sarebbe finito un eventuale quarto sospettato, che si aggiunge agli altri tre nomi di presunto interesse investigativo. Si tratterebbe di un uomo il cui ruolo non è stato ancora definito, ma che potrebbe aver partecipato al “piano diabolico” per uccidere le due donne. “È un uomo con precise competenze. Potrebbe aver estratto la ricina dalla pianta del ricino”, ha spiegato l’inviato della trasmissione Vincenzo Rubano.
La testimonianza del prete
Determinante ai fini dell’indagine potrebbe essere la testimonianza del parroco di Macchia e Pietracatella, don Salvatore Fracassi, punto di riferimento della comunità locale e presunto confidente di Antonella Di Ielsi. Nei giorni scorsi, il religioso sarebbe stato convocato negli uffici della Procura di Larino, in provincia di Campobasso, dove è stato aperto un fascicolo per duplice omicidio, al momento contro ignoti. Il prete era stato convocato nella questura del capoluogo molisano lo scorso maggio, ma pare che in quella occasione si fosse del segreto confessionale. Nell’audizione dei giorni scorsi, da quanto trapela, sembra sia stato collaborativo, pur chiedendo massima riservatezza sull’incontro avvenuto con la procuratrice Elvira Antonelli.
Antonella aveva scoperto un segreto?
Tra le piste al vaglio degli inquirenti c’è anche l’ipotesi che Antonella sarebbe stata a conoscenza di un segreto, forse legato a questioni personali o familiari. Come raccontato su Rai 1 dal programma La Vita In Diretta, potrebbe essersi trattato di “qualcosa che l’ha turbata a tal punto da arrivare a decidere di separarsi dal marito”. Tale circostanza è emersa durante l’analisi della chat estrapolate dai dispositivi in uso alle vittime: la donna aveva confidato a un’amica, successivamente indagata per favoreggiamento, l’intenzione di volersi separare dal marito Gianni Di Vita, chiedendole anche il recapito telefonico di un avvocato divorzista. Potrebbe essere questa la chiave di volta del caso?
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La cugina di Gianni
Un’altra testimonianza importante per la risoluzione del giallo sembra essere quella di Laura Di Vita, la cugina di Gianni. Nei giorni scorsi la donna è stata convocata nuovamente in questura a Campobasso per essere audita a sommarie informazioni dagli investigatori. “Si tratta di un’audizione importante perché lei (Laura Di Vita ndr) ha un gran rapporto con Gianni, vive di fronte agli appartamenti sequestrati, oltre ad aver dato ospitalità al cugino e alla figlia dopo la tragedia”, ha precisato l’inviato di Morning News. Ma c’è un’altra novità. Secondo quanto riferito dal cronista, ci sarebbe un “particolare cruciale”, ovvero che “Laura da tempo non parlava con Antonella” e gli inquirenti le avrebbero chiesto “perché i rapporti si fossero interrotti”.
Il viaggio all’estero e la festa
Tra gli elementi di interesse investigativo ci sarebbe anche un viaggio all’estero che alcune persone vicine alla famiglia avrebbero effettuato nei giorni successivi alla tragedia. Al centro degli accertamenti c’è anche una festa organizzata a Campobasso dopo i funerali delle due donne. Nel frattempo, martedì pomeriggio, è stata depositata in procura la relazione finale sulle autopsie eseguite dal medico legale Benedetta Pia De Luca. La perizia, comprensiva di allegati, confluisce in un fascicolo molto voluminoso: quasi 900 pagine. Gli accertamenti autoptici avrebbero confermato che mamma e figlia sono morte per un'intossicazione da ricina.