AUDIZIONE IN COMMISSIONE COVID
Lo strano caso di Fraccaro che sapeva tutto ma non disse nulla
Informato dell’importazione di mascherine inidonee dalla Cina col marchio contraffatto Ce (Comunità europea) decise di non dire niente a nessuno per non intralciare le indagini.
È questa la linea che Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Conte dal 5 settembre 2019 al 13 febbraio 2021, ha tenuto durante l’audizione nella Commissione d’inchiesta parlamentare sul Covid. Fraccaro ha spiegato che Miguel Martina, funzionario dell’Agenzia delle Dogane, dopo averlo messo al corrente sul pericolo delle mascherine cinesi lo rassicurò di aver già informato anche «le Dogane, la dirigenza e dunque l’allora direttore delle Dogane, Minenna», uomo scelto proprio dal Movimento 5 Stelle come Direttore Generale dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli (ADM); carica che ricoprì da febbraio 2020 fino a gennaio 2023.
Martina riferì anche all’allora sottosegretario di come, a suo parere, ci fosse un comportamento consapevolmente svolto in violazione delle norme che le Dogane non applicavano correttamente e che, a seguito della sua denuncia, lo avevano mobbizzato. «Ed era venuto da me - ha raccontato Fraccaro - per sapere se potevo trasferirlo dalle Dogane (...).
Io dissi a Martina di fare molta attenzione di non rivelarmi nulla di coperto dal segreto d’ufficio per non compromettere le indagini e ci lasciammo senza impegno di nessun tipo».
Ricapitoliamo. Miguel Martina, funzionario dell’agenzia delle Dogane, durante la pandemia sommerge di messaggi, fra gli altri, anche Fraccaro. Il sottosegretario allora decide di riceverlo l’8 luglio 2020 a Palazzo Chigi, da solo, senza nessuno, neanche in collegamento da remoto. Martina lo informa che ha svolto delle indagini, in qualità di delegato di Polizia giudiziaria, da cui sono emerse due cose. La prima: le mascherine importate dalla Cina non sarebbero idonee. La seconda: le Dogane avrebbero avuto un comportamento in consapevole violazione delle norme che non venivano applicavano correttamente. La terza: dopo la denuncia lamenta di essere vittima di mobbing alle Dogane e che proprio per questo chiede al suo sottosegretario di essere spostato. A conclusione del suo incontro consegna un dossier che contiene tutte le informazioni in suo possesso.
Fraccaro ha spiegato in Commissione di non aver parlato con nessuno, quindi neanche con Conte, del dossier sulle mascherine consegnato da Martina per non intralciare le indagini avendo avuto la certezza, anche se non documentale, che il funzionario delle Dogane aveva già informato la procura. Sulla questione mobbing invece Fraccaro ha spiegato di non aver potuto far nulla perché non era nei suoi poteri spostare un funzionario. E il dossier? Fraccaro sostiene di non averlo mai consultato, ma di averlo messo in un cassetto e di averne perse le tracce una volta terminato il suo incarico a Palazzo Chigi. A livello politico ovviamente le tesi divergono. Alfonso Colucci, capogruppo M5S in Commissione Covid, ha dichiarato che «Fraccaro smonta una volta di più le teorie del complotto tanto care a FdI».
Lettura opposta per Alice Buonguerrieri, capogruppo FdI in Commissione Covid, che ha replicato: «Come si può interferire con la giustizia andando a riferire di una possibile ipotesi di reato alla Giustizia?». Per le opposizioni quindi il fatto che Fraccaro non informò Conte chiude il caso. Per la maggioranza le opzioni sono due: o Fraccaro mente oppure dice la verità. Se mentisse lo farebbe per coprire le responsabilità di Conte. Anche perché è ritenuta poco credibile la versione per cui un sottosegretario, in possesso di quelle informazioni, non abbia avvertito il suo premier di ciò che stava succedendo. Non solo per evitare che entrassero in Italia mascherine che, secondo Martina, non avrebbero avuto la certificazione necessaria, ma anche per evitare un danno erariale allo Stato che si apprestava a spendere più di un miliardo e duecento milioni di euro per acquistarle. Per la maggioranza è poco credibile anche che Conte, che aveva tenuto per se le deleghe ai servizi segreti, non fosse stato informato neanche da loro di quella partita di mascherine non certificate.
Oppure Fraccaro dice la verità, ma in quel caso saremmo di fronte a una gestione quantomeno lacunosa di una situazione emergenziale come fu quella del Covid. Nel corso dell’audizione la maggioranza ha chiesto conto a Fraccaro anche della norma inclusa nel Dl 34 del 19 maggio 2020; il cosiddetto Dl Rilancio. Due commi cancellavano, anche retroattivamente, il mancato versamento della tassa di soggiorno da peculato (punibile fino a 10 anni e sei mesi di carcere) a semplice evasione fiscale, punibile con una sanzione amministrativa. Per la maggioranza la norma sarebbe stata cucita su misura per il padre della compagna di Conte, proprietario di un albergo, che avrebbe omesso di pagare circa 2 milioni di euro di tassa di soggiorno al Comune di Roma. Fraccaro ha replicato di non sapere niente di quel provvedimento.