il caso del fumogeno
Sempre peggio, i giudici tolgono metà stipendio al poliziotto di Torino
Niente arresto e niente domiciliari, ma sospensione di dodici mesi, per il poliziotto di Torino accusato di avere sparato, da distanza ravvicinata e ad altezza uomo, il lacrimogeno chelo scorso 24 maggio colpì e ferì gravemente Marco Basoccu, 36 anni, supporter della Juve, durante gli scontri tra tifosi granata e tifosi bianconeri prima del derby della Mole.
Questa la decisione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino, il quale ha respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Torino ma ha comunque sanzionato l’agente di Polizia, decidendone in via cautelare la sospensione per dodici mesi dal servizio.
La linea seguita dal Gip pare condividere la tesi accusatoria della Procura e rappresenta un duro colpo inferto al poliziotto, che appartiene al Reparto Mobile della Questura di Torino e ora si ritroverà con lo stipendio dimezzato.
Secca la Procura di Torino: «Il Gip ha applicato nei confronti dell’operatore di Polizia – ritenuto, allo stato, responsabile del tragico ferimento del tifoso juventino», in occasione del derby Torino-Juve del 24 maggio scorso, «la misura cautelare della sospensione per dodici mesi».
Entrando nei dettagli, dalla Procura di Torino precisano che «il Gip, ritenendo integrato, allo stato degli atti e ai fini cautelari, un grave quadro indiziario» a carico dell’agente «ha comunque valutato che le esigenze cautelari possono essere fronteggiate adeguatamente dalla misura cautelare applicata», cioè la sospensione piena dal servizio, «misura meno afflittiva rispetto a quella custodiale degli arresti domiciliari», richiesta in origine dalla Procura.
Vittoria a metà, secondo la difesa. «Siamo soddisfatti per la decisione del Gip, che ha respinto la richiesta della Procura. Meno soddisfatti per la sospensione del nostro cliente dal servizio, sospensione che riteniamo punitiva, anche a livello di stipendio, e contro cui faremo ricorso», dichiara l’avvocato Paolo Chicco, che, assieme alla collega Lucietta Gai, difende il poliziotto di Torino.
Posizione critica, poi, quella del SIULP - Sindacato italiano unitario lavoratori polizia di Torino. Eugenio Bravo, segretario provinciale, non usa giri di parole: «C’è forte sconcerto per la decisione di sospendere per dodici mesi dal servizio il poliziotto, che era già stato destinato esclusivamente a mansioni interne, con il ritiro dell’arma individuale e con l’esclusione da servizi operativi e di ordine pubblico». Impossibile, secondo Bravo, ipotizzare, come ha fatto invece il Gip di Torino, «un rischio concreto di reiterazione» del reato.
Non secondarie, poi, «le gravi conseguenze economiche» per l’agente di Polizia. «La sospensione dal servizio per dodici mesi comporta la corresponsione del solo assegno alimentare, pari a circa il 50 per cento dello stipendio netto, con un drastico ridimensionamento del reddito familiare e con conseguenze rilevanti sul sostentamento del nucleo familiare», spiega Bravo.
Dubbi, a fronte della decisione del Gip, vengono sollevati anche da Antonio Rinaudo, ex pubblico ministero proprio a Torino: «Se l’agente di Polizia era in un ufficio amministrativo, senza arma, munito solo di tesserino, come avrebbe potuto reiterare il reato?». Ragionando in questa ottica, «avrei chiesto all’amministrazione, fossi stato il pubblico ministero: il poliziotto è ancora impegnato in servizi di ordine pubblico? Una volta saputo che era stato ricollocato in un ufficio, e non era più su strada, allora sarebbe venuta meno l’esigenza della sospensione per dodici mesi», spiega Rinaudo.