Catania, pedopornografia online. Maxi blitz in tutta Italia

Ignazio Riccio

Un'operazione coordinata su scala nazionale contro lo sfruttamento sessuale dei minori in rete ha portato all'arresto di sette persone e all'iscrizione nel registro degli indagati di altre ventitré, per un totale di trenta soggetti coinvolti. A dirigere le indagini è stata la Procura distrettuale di Catania, che ha messo in campo il Centro operativo per la sicurezza cibernetica della città etnea in collaborazione con il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo), struttura di riferimento a livello nazionale per questo tipo di reati.


Gli arrestati devono rispondere di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico in quantità ingente. Cinque di loro vivono in provincia di Catania, mentre gli altri due risiedono rispettivamente nel Frosinate e nel Potentino. Per tutti si tratta di provvedimenti restrittivi disposti nell'ambito di un'inchiesta che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, coinvolgerebbe una rete ben più ampia di persone.


Il dato che emerge con maggiore evidenza dall'operazione è la sua estensione geografica. Le persone finite sotto indagine risultano infatti residenti in diciassette città diverse, distribuite lungo l'intera Penisola: le perquisizioni, personali e informatiche, sono scattate contemporaneamente a Bari, Bolzano, Brescia, Catania, Caserta, Catanzaro, Enna, Frosinone, Lodi, Milano, Nuoro, Pescara, Potenza, Rimini, Torino, Venezia e Verona.


Per eseguire in contemporanea tutti gli accertamenti sono stati impiegati oltre cento operatori della polizia postale, coordinati a livello centrale per garantire che le perquisizioni avvenissero simultaneamente, evitando che eventuali indagati potessero essere avvisati e distruggere prove informatiche. Il risultato è stato il sequestro di numerosi dispositivi - computer, smartphone, hard disk esterni e altri supporti di memoria - al cui interno sono stati rinvenuti decine di migliaia di file illeciti.


Il profilo degli indagati, tutti uomini con un'età compresa tra i 19 e i 59 anni, restituisce un quadro trasversale della società italiana, lontano da qualsiasi stereotipo: tra loro figurano studenti, disoccupati, impiegati, professionisti e operai, provenienti da ogni area geografica del Paese e da estrazioni sociali molto diverse tra loro. Un dato che, secondo gli investigatori, conferma come questo tipo di reato non sia circoscrivibile a un profilo sociale o anagrafico specifico.


Le indagini, durate diversi mesi, sono state condotte anche attraverso attività undercover, con agenti della polizia postale che si sono infiltrati in alcuni dei canali utilizzati per lo scambio di materiale. Questo lavoro ha permesso di individuare diversi gruppi organizzati, attivi nella diffusione di contenuti audiovisivi a sfondo pedopornografico, compresi - è quanto emerge dalle indagini - contenuti riguardanti abusi su bambini in tenerissima età.


Il lavoro di identificazione dei responsabili è stato definito dagli stessi inquirenti "lungo e complesso". Ha richiesto infatti riscontri investigativi approfonditi e stratificati, comprese acquisizioni di dati disposte dalla magistratura anche presso autorità straniere: un aspetto che testimonia come questo tipo di reati si muova ormai su reti e piattaforme che travalicano i confini nazionali, rendendo necessaria la cooperazione internazionale tra forze di polizia e autorità giudiziarie di Paesi diversi.


Il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, che ha affiancato gli investigatori catanesi in questa operazione, rappresenta il punto di riferimento italiano nel monitoraggio e nel contrasto della diffusione online di materiale di abuso sessuale su minori. Le sue attività si intrecciano spesso con quelle della polizia postale territoriale, come dimostra anche questa inchiesta, nata da un lavoro investigativo condotto a livello locale ma sviluppatosi rapidamente in una dimensione nazionale e internazionale.
Il materiale sequestrato durante le perquisizioni è ora al vaglio degli inquirenti, che dovranno analizzare l'enorme mole di file recuperati dai dispositivi informatici. L'obiettivo del lavoro che si apre ora, sottolinea la Procura di Catania, è duplice: da un lato consolidare il quadro indiziario raccolto finora e acquisire ulteriori elementi a carico di soggetti ancora non identificati, che potrebbero far parte della stessa rete; dall'altro, e si tratta dell'aspetto più delicato dell'intera inchiesta, risalire all'identità delle piccole vittime ritratte nei contenuti sequestrati, al fine di poterle sottrarre a eventuali situazioni di abuso ancora in corso.