L’ATTIVISMO DELLA RELATRICE HA UN FINE

E Albanese pensa già a un seggio in Parlamento

Annalisi Chirico

E se alla fine per la dottoressa Francesca Albanese, specialissima relatrice all’Onu e nostra signora della causa palestinese, la propaganda pro Hamas e contro Israele si rivelasse un preziosissimo trampolino verso un seggio in Parlamento? Il dubbio viene a osservare l’attivismo con cui la signora Albanese saltella da un’iniziativa all’altra, dal mega evento dello scorso 19 giugno con cento piazze collegate fino ai cinquanta presidi intitolati alla rete «Palestina Anima Mundi». Albanese sarebbe la candidata ideale, l’interprete sublime della nuova causa rivoluzionaria, quella palestinese, dalla parte degli ultimi della terra, del popolo oppresso per eccellenza. Gaza e i Gazawi voterebbero in massa per la dottoressa Albanese, Greta Thunberg inonderebbe la Rete di dirette Instagram per la sua Francesca, anche i miliziani di Hamas non sarebbero contrari a un impegno politico, del resto la signora Albanese è già schieratissima, una testimonial così appassionata non capita tutti i giorni. «Dinanzi allo svilimento di questa politica», bisogna che si impegnino «più cittadini dotati di una cosa preziosa chiamata integrità», hascandito lei pochi giorni fa a Palermo.


«Il cambiamento deve venire dal basso, è l'ultimo anelito della democrazia. Mautilizziamola. Significa fare il sacrificio di entrare in politica e riportarla a quel piano elevato di politica con la P maiuscola», ha spiegato Albanese. Anche lei dunque è pronta al sacrificio, esattamente come Ilaria Salis, la paladina delle occupazioni abusive, o come Aboubakar Soumahoro, l’ex sindacalista dei braccianti invischiato, per vie familiari, in vicende assai poco edificanti di gestione allegra di fondi per l’accoglienza. Succede infatti che certe icone si trasformino nel loro opposto, in una impostura bella e buona, nella pantomima di una missione, nel tradimento di una promessa.


A sacrificarsi dunque potrebbe essere Albanese, nelle fila di Avs o nella formazione guidata dall’ex grillino Alessandro di Battista, a riprova che la politica le interessa Albanese non ha voluto privarci neanche della sua opinione in merito alla possibile alleanza della sinistra con il partito di Matteo Renzi: «Vi prego, non vi suicidate. E non vi insudiciate», così ha sentenziato. Sullo sfondo resta la causa dei palestinesi, il popolo oppresso da Hamas da oltre vent’anni ma di cui il mondo si ricorda soltanto quando Israele reagisce all’attentato del 7ottobre 2023, da cui peraltro sono appena trascorsi i millegiorni.

Dei palestinesi, ridotti alla fame e allo stremo da anni di regime islamista, a guida Hamas, con milioni di dollari investiti in armi e tunnel mentre i civili si impoverivano e i bambini venivano educati secondo il mito della caccia all’ebreo, di questa tragedia che andava avanti dal 2005, l’anno del ritiro unilaterale di Israele da Gaza, di questa immane tragedia nessuno si è reso conto. Meglio prendersela con gli ebrei, redarguire pubblicamente i sindaci rei di ricordare il 7 ottobre, il peggiore pogrom dai tempi dell’Olocausto, meglio vestire i panni della vendicatrice dei popoli oppressi, con una retorica a senso unico. La Palestina è il bene, Israele è il male.

Persino il genocidio diventa «espressione di un sistema mafioso», così dice Albanese nel corso di una presentazione sicula arricchita dalla presenza del magistrato Nino Di Matteo. Per qualcuno la nostra signora della causa pro Pal meriterebbe il premio Nobel, e perché no una candidatura al Quirinale.Ma intanto attende un seggio in Parlamento, un palcoscenico perfetto per far valere la causa dei popoli oppressi, anzi del popolo oppresso per eccellenza. L’ingiustizia va combattuta a ogni costo, anche quando si fa il gioco dei terroristi.