giallo di pietracatella
Avvelenate con la ricina, si stringe il cerchio: "Tre nomi", caccia alla prova scientifica
Si profila una svolta nell’inchiesta relativa al presunto duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, per avvelenamento da ricina. Secondo quanto trapela da alcune indiscrezioni di stampa, gli investigatori avrebbero attenzionato tre persone che, però, non sono state ancora formalmente iscritte nel registro degli indagati. Come anticipato dall’inviato del programma televisivo Morning News, in onda su Canale 5, si tratta di “due donne e un uomo” e la Procura di Larino, cui è assegnato il fascicolo, avrebbe definito anche “una ricostruzione” dell’eventuale piano omicidiario. Tuttavia, per chiudere il cerchio sugli ipotetici sospettati manca “la prova scientifica”, ha precisato il giornalista.
Le analisi scientifiche
Nel frattempo sono iniziati gli accertamenti tossicologici affidati dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, agli esperti del Robert Koch Institut di Berlino, uno dei principali centri europei specializzati nello studio dei veleni. Gli specialisti tedeschi dovranno verificare la presenza di eventuali anticorpi contro la ricina nel sangue di Gianni Di Vita, marito di Antonella e papà di Sara, e della figlia primogenita della coppia, Alice. I campioni ematici, prelevati ieri mattina, sono stati inviati ai laboratori del prestigioso istituto berlinese per le analisi. Gli esperti dovranno inoltre esaminare i 70 alimenti sequestrati dalla Squadra Mobile di Campobasso nelle abitazioni dei Di Vita e della madre di Gianni, che vive al secondo piano della palazzina di via Risorgimento a Pietracatella. Tra gli oggetti repertati ci sono due borracce contenti “liquido trasparente inodore con evidenti residui solidi”; un contenitore di vetro trasparente, di piccole dimensioni, “contenente una sostanza granulare di colore scuro, dal lieve sentore di pepe” e un foglio di carta di colore bianco e blu, "contenente analoga sostanza granulare”, come si legge nel verbale della Questura. Gli inquirenti non escludono che la sostanza venefica possa essere stata disciolta in un liquido o bevanda consumata dalle vittime.
La zia di Antonella
Intanto si rafforza l’ipotesi secondo cui il duplice omicidio sarebbe maturato in un contesto familiare o comunque affettivo. Una ricostruzione sulla quale, almeno per il momenti, i parenti dei coniugi Di Vita preferiscono non sbilanciarsi, in attesa di eventuali sviluppi investigativi. “Chiediamo verità e giustizia”, ha dichiarato ai microfoni di Morning News la zia di Antonella Di Ielsi, ricordando che la nipote “era una persona che si impegnava molto per la comunità e la famiglia”. Circa il fatto che Antonella avrebbe confidato a un’amica l’intenzione di volersi separare dal marito, circostanza emersa dall’analisi delle chat contenute nei dispositivi in uso alle vittime, l’anziana ha spiegato di aver appreso l’indiscrezione dai media: “Non ne sapevo niente, l’ho sentito in televisione”, ha aggiunto. Ieri, invece, il prozio di Gianni Di Vita aveva prospettato uno scenario alternativo, ipotizzando che il movente potesse essere riconducibile agli “incarichi politici” del nipote.