giallo di Pietracatella
Avvelenate con la ricina, spunta la pista "politica". L'ipotesi di un familiare in tv
Sono iniziate questa mattina le attività tecnico-scientifiche dei consulenti nominati dalla Procura di Larino nell'ambito dell'inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella. L'obiettivo principale degli inquirenti è stabilire come sia stata somministrata la ricina ad Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia morte per avvelenamento lo scorso dicembre, ma anche accertare se le due donne fossero le uniche destinatarie dell'eventuale piano omicidiario. Per questo motivo, oggi, all'IRCCS Maugeri di Pavia, sono stati sottoposti a prelievi di sangue Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e l'altra figlia della coppia, Alice. I campioni ematici sono stati inviati ai laboratori del Robert Koch Institut di Berlino, uno dei principali centri europei specializzati nello studio delle tossine biologiche. Gli esperti tedeschi incaricati dalla Procura molisana, Christian Herzgov e Sylvia Worbs, dovranno verificare l'eventuale presenza di anticorpi contro la ricina per accertare se anche Gianni Di Vita e Alice siano stati esposti alla sostanza venefica. Nella giornata di domani, invece, saranno consegnati ai consulenti anche i 70 alimenti sequestrati nell'abitazione della famiglia Di Vita, insieme a contenitori e altre stoviglie. Successivamente, come anticipato nei giorni scorsi dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, qualora si rendesse necessario, si procederà a un nuovo sopralluogo all'interno dell'abitazione.
Lo zio di Gianni Di Vita: “Il movente è fuori dal contesto familiare”
L'inchiesta per duplice omicidio resta, al momento, a carico di ignoti. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, per gli investigatori il movente potrebbe essere riconducibile all'ambito familiare. Di diverso avviso è il prozio di Gianni Di Vita che, intervenendo ai microfoni del programma televisivo Morning News, ha espresso perplessità su questa ricostruzione. “Devo inventare una risposta che non potrò dare – ha dichiarato rispondendo a una domanda del conduttore –. Per me la ricina è un fatto che, prima del 31 marzo, non conoscevamo affatto; almeno in paese non ne avevamo mai parlato. Secondo me il nucleo familiare non ha responsabilità, è una mia impressione personale. Probabilmente bisogna cercare altrove, fuori dal contesto familiare, anche lontano”. Il parente ha quindi ipotizzato uno scenario alternativo, eventualmente collegato agli incarichi politici ricoperti in passato dal nipote, ex sindaco di Pietracatella.