il caso

Stp Brindisi, negli uffici è caccia alle microspie. Il Cda si spacca sul bilancio

Rosa Scognamiglio

Nei giorni scorsi la STP di Brindisi avrebbe affidato a un’agenzia investigativa un incarico da 1.800 euro per bonificare la sede della società dall’eventuale presenza di cimici e microspie. Nel frattempo, la Guardia di Finanza ha acquisito la documentazione relativa al caso di Toni Esperte - il dipendente che era stato licenziato e poi riassunto con un accordo transattivo di 850mila euro - nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura regionale alla Corte dei Conti. Una vicenda adombrata da polemiche, dal momento che Esperte è un ex consigliere di Mesagne, piccolo comune Salentino, e cugino dell’attuale presidente del Consiglio regionale della Puglia Toni Matarrelli. Al centro degli accertamenti condotti dalle Fiamme Gialle c’è la natura della somma corrisposta all’ex dipendente, un risarcimento qualificato come “danno emergente” e non come reintrega. Senza contare, inoltre, che la somma è stata erogata nel giro di 90 giorni. L’operazione-lampo potrebbe aver comportato un duplice vantaggio per l’ex consigliere: non pagare il 43% di tasse sulla somma incassata e non dover restituire la Naspi percepita durante il periodo di disoccupazione.

Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano, la controversa vicenda avrebbe provocato una netta spaccatura all’interno del Cda, che è composto da tre membri: la presidente Alessandra Cursi, moglie dell’ex capo di gabinetto della Provincia di Brindisi Francesco Civino, l’ex deputata dem Elisa Mariano, e Pasquale Dagnello in rappresentanza del socio di minoranza, ovvero il Comune di Brindisi. Il Consiglio di amministrazione si è infatti diviso sull’approvazione del bilancio 2025: Cursi e Dagnello hanno votato a favore, mentre Mariano ha espresso voto contrario, ritenendo di non essere stata adeguatamente informata sulle decisioni assunte. 

A complicare ulteriormente l’intera vicenda è l’interesse che avrebbe manifestato anche l’Agenzia delle Entrate, che starebbe valutando i profili tributari dell’operazione. Tra le ipotesi discusse in Cda, infatti, sarebbe emersa anche quella di un intervento diretto della società per sanare l’eventuale posizione fiscale del dipendente (tasse non versate per un totale di 350mila euro), salvo poi recuperare successivamente le somme, a rate, dallo stipendio di Esperte.