TRAGEDIA
Milano, oggi l'interrogatorio del pirata. La Procura chiede il carcere
Tre ragazzi che non torneranno a casa. Un'auto capovolta nelle acque scure del canale Villoresi, nove giovani intrappolati nell'abitacolo, una notte di festa trasformata in lutto collettivo. È passata meno di una settimana dalla tragedia di Senago, nel Milanese, e oggi la vicenda entra nella sua prima fase processuale: alle 10.30, nel carcere milanese di San Vittore, Gabriele P. – il diciottenne che era alla guida dell'Audi A2 al momento dell'impatto – si presenterà davanti alla gip Maria Beatrice Parati per l'interrogatorio di convalida dell'arresto.
La Procura di Milano non ha lasciato spazio all'ambiguità. Il pubblico ministero Rosario Ferracane, di turno nella notte tra sabato e domenica quando la tragedia si è consumata, ha depositato una richiesta chiara: custodia cautelare in carcere. Le motivazioni articolate dal magistrato poggiano su due pilastri distinti ma ugualmente solidi sul piano giuridico. Il primo è il pericolo di inquinamento probatorio: il giovane potrebbe, secondo l'accusa, esercitare pressioni o comunque influenzare le deposizioni degli amici sopravvissuti all'incidente, potenziali testimoni chiave per la ricostruzione di quanto accaduto in quelle ore. Il secondo rischio è quello di reiterazione del reato: nonostante al ragazzo sia stata immediatamente ritirata la patente di guida a seguito della positività all'etilometro, la Procura ritiene che la misura non sia sufficiente a escludere la possibilità che il comportamento si ripeta.
Gabriele P., assistito dall'avvocata Martina Isella, si trova in detenzione da lunedì. Nelle primissime ore successive al disastro era stato trasferito in ospedale per accertamenti medici – le procedure standard in casi simili – prima di essere raggiunto dal provvedimento di arresto. Nel corso dell'interrogatorio di oggi, che rappresenta il momento in cui la gip Parati dovrà decidere se convalidare il fermo e accogliere o meno la richiesta cautelare del pm, l'indagato potrebbe scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere, diritto che la difesa sta evidentemente valutando con attenzione.
Per capire cosa sia accaduto occorre tornare all'alba di sabato 21 giugno, quando la luce del solstizio d'estate stava appena cominciando a tingere il cielo della Lombardia. Un gruppo di giovanissimi stava rientrando da una serata trascorsa in un locale di Lainate: nove ragazzi a bordo di una piccola Audi A2, un'utilitaria omologata per cinque occupanti al massimo. Quasi il doppio delle persone che avrebbe dovuto trasportare.
Nessuno dei passeggeri aveva allacciato la cintura di sicurezza. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, affidati all'arma dei carabinieri di Milano, alcuni dei ragazzi si sarebbero sistemati persino nel bagagliaio, in quello spazio residuale che nelle piccole citycar è a malapena sufficiente per i bagagli. Poi, per ragioni ancora al vaglio degli investigatori, il veicolo ha perso il controllo ed è finito nel canale Villoresi, lo storico canale artificiale lombardo realizzato nella seconda metà dell'Ottocento per scopi irrigui e che attraversa la pianura a nord di Milano. L'Audi si è ribaltata. L'acqua ha invaso l'abitacolo. Per tre dei nove giovani a bordo non c'è stato scampo.
Lorenzo Benin e Riccardo Provasi avevano diciassette anni. Camilla Copparoni ne aveva appena compiuti diciotto. Tre vite appena sbocciate, tre famiglie stravolte dal dolore, tre comunità – quelle dei loro paesi – che nelle ultime ore hanno cominciato a fare i conti con una perdita che non riesce ancora a trovare un senso. Gli altri sei ragazzi a bordo sono sopravvissuti, alcuni con ferite di varia entità, e nelle prossime settimane saranno chiamati a rispondere alle domande degli inquirenti in qualità di potenziali testimoni. È anche per questo che la Procura teme interferenze.
Gli esami tossicologici hanno restituito un dato che ha orientato fin da subito l'impostazione dell'accusa. L'etilometro e le successive analisi del sangue hanno rilevato in Gabriele P. un tasso alcolemico compreso tra 1,60 e 1,61 grammi per litro: tre volte oltre il limite consentito dalla legge italiana per i conducenti ordinari, fissato a 0,5 grammi per litro. Ma c'è un elemento che aggrava ulteriormente la sua posizione: il ragazzo è neopatentato. Per chi ha conseguito la patente da meno di tre anni, il codice della strada italiano impone il limite di zero: nemmeno un bicchiere di vino è consentito prima di mettersi al volante. Quella notte, invece, il livello di alcol nel sangue del conducente era oltre ogni soglia.
È su questo elemento – l'aggravante dello stato di ebrezza – che si fonda l'accusa di omicidio stradale plurimo aggravato. Un reato che, introdotto nel 2016 con la legge 41, prevede pene significativamente più severe quando la condotta di guida pericolosa si accompagna all'uso di alcol o sostanze stupefacenti. Va ricordato, comunque, che siamo ancora nella fase delle indagini preliminari: Gabriele P., come ogni indagato, è da considerarsi innocente fino a prova contraria e a sentenza passata in giudicato.
Nelle prossime ore, parallelamente all'udienza di convalida a San Vittore, la Procura di Milano dovrebbe anche conferire l'incarico ai medici legali per disporre gli esami sulle salme e l'autopsia sui corpi delle tre vittime. Un passaggio tecnico e insieme doloroso, necessario per completare la ricostruzione delle cause della morte e per fornire agli inquirenti elementi ulteriori sul dinamismo dell'incidente e sull'impatto delle condizioni dell'auto – sovraffollata, con i passeggeri privi di cinture – sulle conseguenze fatali dello schianto.
La gip Parati, al termine dell'interrogatorio di questa mattina, dovrà pronunciarsi: convalidare o meno l'arresto e decidere sulla misura cautelare. Qualunque sarà la sua decisione, segnerà l'inizio di un percorso giudiziario che si preannuncia lungo e complesso, e che dovrà rispondere a una domanda che tre famiglie si pongono dall'alba di sabato scorso: come è possibile che una serata tra amici si trasformi in una simile catastrofe?