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Antimafia, cresce l’imbarazzo M5s per Scarpinato e De Raho: gli ex pm tra figuracce e conflitti di interesse
Non è una vicenda che riguarda un semplice scontro politico, ma il funzionamento di una delle istituzioni parlamentari più delicate della Repubblica, la Commissione Antimafia. Ed è proprio da qui che nasce il problema per il Movimento 5 Stelle e per il suo leader, Giuseppe Conte.
L’ultimo capitolo porta il nome di Roberto Scarpinato e ha il sapore di una battuta d’arresto difficile da archiviare. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso con cui il senatore pentastellato contestava l’utilizzo di intercettazioni e messaggi nei quali compariva il suo nome.
Una decisione che colpisce il fondamento stesso dell'iniziativa: secondo la Consulta, Scarpinato non aveva neppure il titolo per proporre quel ricorso come singolo parlamentare. Una pronuncia a carico di un ex magistrato che ha trascorso gran parte della propria vita professionale tra codici, procedimenti e istituzioni. Una figuraccia che inevitabilmente riaccende l’attenzione su ciò che il ricorso tentava di tenere sullo sfondo: il contenuto delle intercettazioni. Ed è qui che la vicenda diventa particolarmente imbarazzante per il Movimento 5 Stelle. Dalle conversazioni emerse agli atti, risulterebbe che Scarpinato avrebbe concordato con Gioacchino Natoli la linea da tenere durante un’audizione davanti alla Commissione Antimafia della quale lo stesso senatore fa parte.
Non semplici suggerimenti informali, ma indicazioni sull’atteggiamento da assumere, sul tono da utilizzare e persino sulle possibili risposte da fornire ai quesiti più delicati riguardanti il dossier «Mafia e Appalti». Il nodo politico è evidente.
Chi dovrebbe svolgere un ruolo di verifica e approfondimento parlamentare appare, secondo quelle conversazioni, impegnato a preparare uno dei soggetti chiamati a riferire davanti alla stessa Commissione. A rendere ancora più delicato il quadro è la posizione dell’altro esponente di punta del Movimento nella Commissione, Federico Cafiero De Raho. Ex procuratore nazionale antimafia e oggi vicepresidente dell’organismo parlamentare, De Raho si trova infatti a partecipare ai lavori di una Commissione che affronta anche vicende collegate, almeno indirettamente, alla stagione in cui era al vertice della Direzione nazionale antimafia.
Il riferimento è al caso dei presunti dossieraggi attribuiti all’ex finanziere Pasquale Striano. Nelle sue dichiarazioni agli inquirenti, l’ex magistrato Antonio Laudati ha sostenuto di avere operato sotto il «pieno controllo» del procuratore nazionale antimafia dell’epoca, individuato proprio in De Raho. L’ex procuratore non risulta indagato né coinvolto nelle contestazioni giudiziarie, ma la questione dell’opportunità politica continua a rimanere sul tavolo. Il risultato è che i due principali rappresentanti del Movimento 5 Stelle in Antimafia si trovano contemporaneamente esposti a interrogativi che riguardano l'imparzialità e la percezione del loro ruolo istituzionale. Da una parte Scarpinato, al centro delle polemiche per i contatti con un soggetto ascoltato dalla Commissione; dall’altra De Raho, chiamato a operare in un organismo che si occupa anche di fatti riconducibili al periodo in cui guidava la Procura nazionale antimafia. Per un movimento come i 5stelle che ha fondato la propria identità su trasparenza ed etica, la distanza tra narrazione e realtà appare oggi evidente. In questo quadro emerge il silenzio di Conte. Finora, da parte dell’ex premier non c’è traccia di interventi o valutazioni pubbliche sulla vicenda e sull’opportunità delle posizioni ricoperte dai suoi parlamentari in Antimafia. Un’assenza che, con il passare del tempo, acquista sempre più rilevanza politica. Perché quando la trasparenza è un valore centrale, anche il silenzio assume un significato chiaro. Staremo a vedere.