La sentenza
Figuraccia di Scarpinato: la Consulta boccia il ricorso sull’Antimafia
Ennesimo errore imbarazzante di Scarpinato. La Consulta boccia il ricorso sull’Antimafia presentato dal senatore del Movimento 5 Stelle per l’utilizzo improprio di intercettazioni e messaggi in cui appariva il suo nome. Attraverso l’ordinanza n.106, depositata ieri, viene specificato come il conflitto di attribuzione di poteri dello Stato, denunciato dall’ex pm, non potesse essere presentato direttamente dal singolo parlamentare. La Corte Costituzionale, pur non entrando nel merito alla questione relativa all’utilizzabilità delle conversazioni telefoniche, evidenzia come la sua azione sia errata perché partita da un soggetto che non ha le competenze. I giudici costituzionali, infatti, ricordano che quando una presunta lesione delle prerogative parlamentari proviene da soggetti esterni alle Camere, la tutela spetta normalmente all’assemblea di appartenenza. È il cosiddetto "principio di assorbimento", in base al quale le attribuzioni del singolo deputato o senatore vengono fatte valere in forma collegiale, attraverso la promozione di un conflitto di attribuzione. Solo in circostanze speciali si può agire in modo differente.
Non tarda ad arrivare, quindi, il repentino commento di Fratelli d’Italia. Da ex magistrato, a loro dire, l’onorevole grillino avrebbe mostrato «incapacità» nel proporre un ricorso che solo Palazzo Madama avrebbe potuto avanzare. «Solo una critica doverosa - viene ribadito in una nota - nei confronti di chi si autoproclama estremo conoscitore del diritto e che, alla prova dei fatti, dimostra di non sapere chi può vestire i panni del ricorrente. È in evidente stato confusionale». L’ultima sentenza, al contrario, secondo i meloniani, dimostra il buon operato della presidente dell’Antimafia, Chiara Colosimo, «sia sul piano procedurale che su quello formale». Dall’altro lato è evidente, per il primo partito di maggioranza, il tentativo di Scarpinato di tacitare quanto emerso nell’inchiesta di Caltanissetta riguardo i suoi dialoghi con il giudice Natoli, in vista dell'audizione di quest'ultimo in Antimafia, e testimonia quanto sia serio e profondo il suo imbarazzo rispetto a quello che sta emergendo dall’archiviazione dell'inchiesta "Mafia Appalti"».
Ancora più dura la nota inviata dai rappresentanti della maggioranza in Commissione: «Cronaca di una figuraccia colossale. Un magistrato che scrive un ricorso inammissibile non è solo un paradosso, ma dà il senso del livello di pretestuosità e incoerenza che contraddistingue Scarpinato». Nonostante ciò, non rinuncia a controbattere l'ex pm. «La maggioranza - replica - legga i documenti. La Consulta non entra nel merito e ritiene configurabile la lesione alle mie prerogative».