Livorno come Teheran, minacce di morte a una 12enne: "Metti il burqa o ti uccido"
Nel tardo pomeriggio di sabato 6 giugno a Livorno una ragazzina di 12 anni è stata minacciata di morte da una donna perché non portava il velo. Ma per raccontare questa storia bisogna partire dall’inizio. Madre e figlia, originarie del Bangladesh, stavano trascorrendo il pomeriggio al parco Parco Pertini «Parterre» di Livorno. Mentre la donna stava parlando con alcune connazionali, la dodicenne si trovava a qualche metro di distanza a giocare con una sua cuginetta e alcuni coetanei. All’improvviso un gruppo di adulti l’hanno circondata rimproverandola perché era senza velo. In particolare una donna, anche lei del Bangladesh, le intima di mettersi il velo e di fronte al rifiuto della ragazzina l’avrebbe minacciata dicendole: «Stai attenta altrimenti ti ammazziamo e ti facciamo vedere noi». A quel punto la dodicenne è fuggita in lacrime tornando verso la madre. Una volta ascoltato il racconto della figlia la donna ha deciso di sporgere querela. «La donna di cui parlo ha raccontato agli agenti della Polizia - è componente di un gruppo la cui missione pare essere islamizzare o comunque far rinnovare quel sentimento religioso volto all’Islam nei confronti dei bengalesi che sono qui residenti o che vi arrivano». In pratica una sorta di missionaria che gira per Livorno ammonendo, in stile polizia morale, le connazionali che non si attengono ai dettami dell’Islam. E se non riesce con le buone passa alle cattive maniere con tanto di minacce di morte.
«Ho avuto molte volte modo di riscontrare - si legge nella querela - che le mie connazionali che arrivano dal nostro Paese, libere ed emancipate, dopo questi che sembrano essere indottrinamenti adottano quel rigore che la donna col suo gruppo professa dopo che le mie connazionali la frequentano». Secondo il racconto della madre non sarebbe la prima volta che la bambina viene approcciata dalla donna. «Mia figlia - si legge ancora nella querela - mi ha riferito che quest’episodio è l’ultimo di una serie di approcci che la donna ha indirizzato alla ragazzina. Uno dei principali motivi di timore che provo risiede nel fatto che mio marito è di religione islamica, mentre io professo quella induista e mia figlia, per nostra scelta, è stata lasciata libera di scegliere, quando sarà il momento, il percorso da seguire». Una storia che mostra in maniera plastica i due volti dell’immigrazione: da una parte una famiglia che professa la propria religione lasciando che la propria figlia sia libera di scegliere se abbracciare o meno una religione, dall’altra una fanatica che si comporta come un agente della polizia morale.
Il senatore della Lega Manfredi Potenti ha auspicato che «le indagini portino rapidamente a individuare i responsabili: chi compie tali azioni va identificato ed espulso immediatamente dall’Italia. Auspico, inoltre, che si adottino delle cautele per monitorare questa comunità. Contro queste derive la Lega è in prima linea anche con la proposta di legge che introduce un nuovo reato per punire chi costringe altre persone a indossare tali coperture, con sanzioni che arrivano fino a 30 mila euro. Nel nostro Paese - ha concluso Potenti - la libertà e la legalità si difendono senza arretramenti». Questo è il rischio delle democrazie occidentali, essere troppo permissive non riuscendo in questo modo a tutelare non solo la propria identità, laica, ma anche la libertà di culto dei cittadini della Repubblica.