Caso Minetti, i giudici prendono atto del decreto di Mattarella: la grazia è valida

Il Tribunale di sorveglianza di Milano ha sciolto la riserva sul caso di Nicole Minetti confermando che l'ex consigliera regionale lombarda non deve scontare la condanna definitiva a 3 anni e 11 mesi per induzione alla prostituzione nella vicenda Ruby e di peculato nella Rimborsopoli lombarda. I giudici con un pronunciamento di «non luogo a deliberare» prendono atto del decreto di Grazia emesso dal Quirinale che sospende l’esecuzione della pena. Con la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano, «il procedimento di esecuzione che ha riguardato Nicole Minetti è chiuso», hanno scritto in una nota gli avvocati Antonella Calcaterra e Pasquale Pantano, difensori dell’ex consigliera regionale della Lombardia condannata nei processi Ruby bis e Rimborsopoli. I legali confermano la decisione dei giudici della Sorveglianza che hanno dichiarato znonluogo a deliberare in ordine all'istanza di affidamento per intervenuta revoca dell'ordine di esecuzione della pena a seguito di concessione della grazia».

L’udienza a porte chiuse è durata esattamente quattro minuti, nessun accenno al nome Minetti nella lunga lista delle udienze iniziate alle 9 di mattina che campeggiava sullaporta dell’aula al piano terra del Palazzo di giustizia. Sono bastati due minuti alla Procura generale di Milano per chiedere al Tribunale di Sorveglianza «il non luogo a provvedere» perché la grazia concessa dal Presidente della Repubblica «sospende la pena» e «non c'è più la materia del contendere». Il provvedimento di clemenza ha di fatto «revocato l'ordine di esecuzione e quindi non luogo a provvedere sulla domanda di affidamento» ha spiegato l’avvocata Calcaterra. La difesa, nell’udienza a porte chiuse, si è associata alla richiesta della sostituta pg Marino. Se Minetti non commetterà reati nei prossimi cinque anni la pena si estingue. A inizio del 2015, Nicole Minetti ha presentato un’istanza di grazia al Capo dello Stato motivata dalla necessità di assistere il figlio adottivo in Uruguay affetto da gravi problemi di salute. L’atto di clemenza concesso da Sergio Mattarella lo scorso 18 febbraio per motivi umanitari, ha creato polemiche e dibattito e ha anche imposto un approfondimento investigativo dopo le notizie diffuse dalla stampa.

Dopo le recente verifiche da parte della Procura generale di Milano, il Quirinale ha confermato il parere favorevole. Il caso comunque continuerà in un tribunale americano. La società di Cipriani (compagno di Minetti) ha deciso di fare causa civile negli Stati Uniti ai media italiani che si sono «rifiutati di rettificare i fatti e di aver continuato a diffondere la stessa narrativa diffamatoria» con danni per le attività di Cipriani. In particolare si cita, oltre al quotidiano, la trasmissione «Report»; entrambi avrebbero pubblicato e divulgato una serie di accuse "false, sensazionalistiche e altamente diffamatorie» che avrebbero finito per dipingere Cipriani e le persone a lui associate come «corrotte e criminali» e collegati a Epstein «in modi falsi e infondati». La richiesta di un risarcimento per danni di 250.000.000 di dollari.

G.D.C.