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Garlasco, il messaggio cifrato di De Rensis: "Hanno pensato che la partita fosse finita...". Con chi ce l'ha
È uno degli avvocati penalisti più noti e rispettati d'Italia, protagonista di alcuni dei casi giudiziari più mediatici e complessi degli ultimi vent'anni. Antonio De Rensis - legale di Alberto Stasi, l'unico condannato per il delitto di Garlasco, e figura che ha avuto un ruolo cruciale nella riapertura delle indagini sull'omicidio di Chiara Poggi - è tornato a parlare davanti alle telecamere, questa volta ospite di Bianca Berlinguer a “È sempre Cartabianca”, la trasmissione in onda ogni martedì in prima serata su Rete 4. L'intervento ha suscitato immediato interesse, sia per i contenuti sia per i toni: parole calibrate, allusioni dense, e la promessa di rivelazioni future.
Al centro dell'intervento di De Rensis, la consulenza psichiatrica richiesta nell'ambito del procedimento e le polemiche che ne sono seguite. L'avvocato ha scelto di non entrare nel dettaglio tecnico-giuridico, preferendo un linguaggio figurato: “Qualcuno ha pensato che la partita di calcio fosse finita ed è andato nelle docce a lavarsi. Il problema è che gli altri sono rimasti in campo a giocare. Qui mi fermo, tra qualche mese si capirà cosa c'è dietro queste parole”.
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Si tratta, è opportuno sottolinearlo, di affermazioni di carattere allusivo che l'avvocato stesso ha scelto di non esplicitare. Nessun nome è stato fatto in riferimento a questa metafora, e De Rensis ha tenuto esplicitamente a escludere i colleghi Liborio Cataliotti e Angelo Taccia dal perimetro del suo ragionamento, definendoli professionisti “che stimo e che stanno lavorando molto bene”.
Uno dei passaggi più significativi dell'intervento ha riguardato la scelta della Procura di affidarsi al professor Roberto Catanesi per la consulenza psichiatrica. De Rensis ha espresso apprezzamento esplicito per questa decisione: “Penso che essersi affidati da parte della procura in ogni campo a esponenti di altissimo valore, in questo caso il professor Catanesi, mette tutti quanti al riparo da eventuali pensieri su forzature. Scienziati del calibro del professor Catanesi sono incondizionabili”.
Un endorsement di rilievo, che suona anche come risposta indiretta a chi, nelle settimane precedenti, aveva sollevato dubbi sulla gestione del procedimento.
L'avvocato non ha nascosto di aver vissuto settimane difficili sul piano personale e professionale. Con tono visibilmente partecipe, ha dichiarato: “Io sono stato dileggiato, anche con scenette patetiche, e si paventavano cose terribili”. Parole che riflettono la percezione soggettiva del legale rispetto al dibattito pubblico che lo ha investito.
Forse il passaggio più delicato dell'intervista è stato quello in cui De Rensis ha parlato direttamente del suo assistito: “Io parlo per Alberto. Magari avesse avuto una forza mediatica difensiva come c'è legittimamente oggi. Ha avuto a favore solo due voci isolate”.
Il riferimento è alla disparità di attenzione mediatica che, secondo il legale, ha caratterizzato le diverse fasi della vicenda giudiziaria. De Rensis ha poi citato due nomi - i direttori Vittorio Feltri e Piero Sansonetti - come le uniche voci che, a suo avviso, si erano levate in favore di Stasi negli anni in cui il caso sembrava chiuso.
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De Rensis, in ogni caso, risulta attualmente indagato per diffamazione dalla Procura di Milano, insieme all'ex maresciallo dei carabinieri di Garlasco Francesco Marchetto e all'inviato de “Le Iene” Alessandro De Giuseppe, a seguito di una querela presentata da Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi. Il legale ha dichiarato di essere “piuttosto tranquillo” della propria posizione, aggiungendo che affronterà le contestazioni nelle sedi opportune, qualora si dovesse arrivare davanti a un giudice.