La ricetta

Stop all'immigrazione in Ue con l'espulsione dopo i reati e stretta sui ricongiungimenti

Francesca Totolo

Per anni, l’Europa ha subito un’invasione silenziosa di immigrati, spesso senza alcun requisito per la richiesta di protezione internazionale. A facilitarla, sono state politiche lassiste, ricatti umanitari e una sorta di codardia politica, in alcuni casi di complicità. I costi sono stati enormi: welfare prosciugato, criminalità in aumento, società parallele non integrate, cambiamento del volto delle città europee. Ora Danimarca, Grecia e Svezia stanno dimostrando che si può fermare l’immigrazione clandestina con provvedimenti rigorosi, ma realistici ed efficaci. La deterrenza e l’inasprimento delle legge nazionali, uniti agli accordi con i Paesi di transito, funzionano quando vengono applicati. Inoltre, nel testo del nuovo «Patto europeo sulla migrazione e l’asilo», influenzato anche dai provvedimenti già attuati dal governo Meloni come il «modello Albania», ha palesato la volontà di una profonda stretta sull’immigrazione di massa. La socialdemocratica Danimarca ha ammesso il fallimento dell’accoglienza indiscriminata. Tutti i permessi di protezione internazionale sono diventati temporanei e immediatamente revocabili, quando migliorano le condizioni nei Paesi d’origine. Nel 2026, è scattata una riforma chiave: espulsione automatica per gli stranieri condannati ad almeno un anno di carcere per reati gravi, come aggressioni, stupri e altri reati contro la persona. Si è ridotta così la discrezionalità dei giudici, i quali spesso salvavano gli immigrati dal rimpatrio, parlando di legami familiari o di integrazione.

A tal proposito, la Danimarca ha annunciato l’introduzione di un deportation envoy, il quale lavorerà a stretto contatto con il ministero dell'Immigrazione per facilitare il rimpatrio di cittadini stranieri condannati a pene detentive e per negoziare accordi con i Paesi d'origine odi transito. Pure le procedure di ricongiumento familiare verranno inasprite. Il primo ministro Mette Frederiksen si sta muovendo anche a livello europeo, facendo pressioni per superare e modificare la Convenzione europea dei diritti umani. Dopo anni di pesanti ondate migratorie dalla Turchia, la Grecia si è decisa a erigere recinzioni al confine terrestre, dove sono stati pure potenziati i pattugliamenti. Per difendere i confini marittimi, il Paese ellenico ha definitivamente bandito le navi delle Ong che traghettavano gli immigrati sulle proprio coste. Nel settembre del 2025, inoltre, ha varato una legge tra le più severe d’Europa sulle richieste d’asilo. Chi vede respinta la domanda ha l’obbligo di lasciare il territorio nazionale entro tempi stretti. Altrimenti verrà condannato a una pena che va dai 2 fino ai 5 anni di reclusione, nonché a multe salate che possono arrivare a 10mila euro. Quindi, gli irregolari diventano criminali a tutti gli effetti. La detenzione amministrativa nei centri per i rimpatri è stata estesa a 24 mesi per agevolare le procedure di espulsione. Il governo greco può anche decidere di sospendere temporaneamente l’accoglimento delle domande d’asilo in casi di forte pressione migratoria. La Svezia è l’esempio più drammatico del fallimento del società multiculturale. Il 78% dei membri delle gang criminali è straniero di prima e seconda generazione. Le autorità svedesi hanno completamente perso il controllo di vaste aree del Paese, dove sono all’ordine del giorno sparatorie, esplosioni e omicidi.