nuova stretta
Blocco navale e rimpatri veloci. Sprint del governo sul nuovo decreto
Il governo spinge sull’acceleratore sul dossier migranti. Secondo le ultime notizie sarebbe infatti pronto ad essere lanciato un nuovo decreto legge che riguarderà la gestione dei flussi migratori e che promette di essere ancor più incisivo di quanto già approntato nell’ultimo decreto sicurezza del Viminale. Tre i pilastri fondamentali attorno al quale è stato costruito: espulsioni rapide, blocco navale attivabile in diverse circostanze e controlli più agili alle frontiere. L’obiettivo è chiaro: da un lato lavorare sugli ingressi, dall’altro agire con velocità sui rimpatri.
D’altra parte, il momento in cui l’esecutivo dovrà recepire le nuove direttive europee in materia si avvicina: il 12 giugno infatti entreranno in vigore le regole del Patto di asilo e migrazione dell’Ue, contenente tra le altre cose la lista dei Paesi Terzi sicuri extra Unione. Un patto sollecitate, costruito e "ispirato" proprio dall’Italia, attraverso un tenace e costante lavoro politico e diplomatico svolto negli ultimi mesi all’interno dei consessi comunitari. Una lista che il governo nel documento in preparazione potrebbe persino ampliare, aggiungendo a quelle già previste dal testo europeo ulteriori Nazioni adatte allo scopo.
Il dl in preparazione in parte aderirà alle regole già contenute nel disegno di legge sul dossier migranti - approvato a febbraio scorso in Cdm e tutt’ora in "attesa" nelle aule parlamentari -, che ne hanno ispirato l’impianto complessivo. Impianto che però dovrebbe essere stato implementato, a cominciare dalle regole sul così detto «blocco navale», uno dei perni centrali del testo in fase di elaborazione. La possibilità di attivare i controlli "in mare" dovrebbe dipendere da tutta una serie di circostanze che già il Ddl «Patto migranti» aveva in qualche modo delineato: si va dal rischio terrorismo a quello sanitario, fino al caso estremo di una pressione migratoria tale da impedire un efficiente «controllo dei confini». Tutte situazioni in cui le autorità potrebbero impedire ai migranti in arrivo l’ingresso sul territorio italiano già prima dello sbarco sulla terraferma.
Oltre al «blocco navale», il testo dovrebbe intervenire anche sulle procedure di espulsione degli stranieri che non hanno titolo a restare in Italia. Prima tra tutte quella sui controlli di frontiera, che promettono di essere assai più rapidi rispetto ad oggi. Per fare un esempio: con le nuove regole, l’iter necessario per stabilire se il migrante o richiedente asilo preso in esame abbia o meno diritto di restare sul territorio italiano si dovrà concludere entro e non oltre le dodici settimane. Oppure, ancora, la possibilità di effettuare un fermo di settantadue ore del soggetto individuato al fine di poter effettuare tutti i controlli necessari per stabilire la legittimità della sua permanenza. Allo stesso modo, al fine di garantirne la reperibilità, al migrante in attesa di una risposta sulla propria richiesta d’asilo potrà essere imposto l’obbligo di dimora in un solo luogo, così da evitare eventuali fughe. A ciò si aggiungono le altre disposizioni, come la pena detentica per coloro che si macchieranno di azioni violente all’interno dei Centri di permanenza per il rimpatrio e che commetteranno reati riconducibili a minacce o violenze nei riguardi di pubblici ufficiali, o di organi politici, amministrativi e giudiziari.
Sul fronte dei «Paesi terzi sicuri», infine, le ultime notizie riportano la concreta possibilità che attraverso il nuovo dl il governo possa allargare il ventaglio ad altri Stati oltre quelli già previsti all’interno del Patto dell’Unione Europea. Una mossa che avrebbe non solo una sua coerenza, ma si poggerebbe su un certo grado di legittimità politica: l’esecutivo, nei mesi scorsi, ha infatti "vinto" la battaglia sulla questione, iniziata con la costruzione del Cpr italiano in Albania. Se da una parte pezzi della magistratura e della sinistra hanno cercato di fermare in tutti i modi l’operazione, dall’altra l’Ue ha riconosciuto al modello voluto dal governo piena agibilità politica, arrivando persino ad eleggerlo a "progetto pilota" dal quale partire per una sua possibile replicabilità.
Al momento, nella lista stilata dall’Ue sulle Nazioni ritenute in grado di garantire il rispetto dei diritti umani e la protezione effettiva dei richiedenti asilo ci sono Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. A partire dal recepimento del Patto, le domande di asilo inoltrate dai cittadini di questi Stati potranno essere esaminate con una procedura accelerata, che in qualche modo ribalta «l’onere della prova» sul richiedente. Un elenco che potrebbe allargarsi presto.