L'inchiesta

Immigrati clandestini, il medico li "libera" e loro delinquono: furti, spaccio, minacce

Alessio Buzelli

La vicenda dei così detti «certificati anti-rimpatrio», che alcuni medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Ravenna avrebbero emesso per evitare che decine di migranti clandestini finissero, come la legge aveva stabilito, trattenuti in uno dei Cpr italiani in attesa di essere espulsi, hanno dato vita ad un acceso dibattito pubblico e politico. Nonché ad un processo tutt’ora in corso, ancora senza alcuna sentenza di condanna definitiva ma con diverse misure cautelari di sospensione dalla professione già eseguite per otto professionisti. Oltre a ciò, però, la dinamica che si è innescata - per raggiungere un fine che secondo l’accusa sarebbe andato al di là dello stretto ambito professionale medico e della salute, sconfinando in quello per così dire «ideologico» – ha generato ben altre, e persino più odiose, conseguenze; non ultime quelle, assai negative, sulla sicurezza pubblica. Già, perché dei 34 stranieri (sui 64 totali attenzionati dalla Procura di Ravenna) raggiunti da decreti di espulsione che avrebbero beneficiato di questa "particolare" forma di certificati di inidoneità ai Cpr , una volta "liberi" e tornati in strada, avrebbero commesso diversi e numerosi reati, accumulando denunce e arresti per furto, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale, spaccio e chi più ne ha più ne metta. I casi di cui Il Tempo è venuto a conoscenza e che oggi racconta sono almeno sette - molto probabilmente solo una parte del totale - tutti in qualche modo esemplificativi di come quel certo modus operandi avrebbe scatenato effetti nefasti a più livelli, poi riverberatisi fatalmente sulla collettività e sulla sicurezza dei cittadini. E questo al netto delle possibili e presunte finalità «etiche» come le hanno definite alcuni medici nelle intercettazioni acquisite - sottostanti: come si dice, di buone intenzioni l’inferno ne è lastricato, e l’eterogenesi dei fini è sempre dietro l’angolo, specie in faccende complesse e delicate come questa.

Uno dei casi paradigmatici quello di S. M. L., originario della Guinea, che ha incassato il referto "magico" addirittura per due volte a distanza di sei mesi l’uno dall’altro, per poi mettere in fila una sequela di reati impressionante tra arresti e deferimenti. Dichiarato inidoneo il 10 luglio del 2025, è stato arrestato poco più di un mese dopo per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale, lesioni personali e deferito per possesso di oggetti atti a offendere. E non finisce mica qui. Perché il guineiano il 17 settembre successivo è stato deferito per rapina e sono 8 i medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale Ravenna coinvolti nell’inchiesta il 16 ottobre per furto e il 5 novembre per atti persecutori; di più: il 2 dicembre del 2025 sarebbe stato per una seconda volta dichiarato inidoneo per il trasferimento in un Cpr, col risultato che il primo dell’anno del 2026 viene arrestato in flagranza per resistenza a pubblico ufficiale e deferito per non aver fornito le proprie generalità e per inosservanza del divieto di ritorno nel comune di Ravenna.

Purtroppo, però, non è l’unica situazione de genere, tutt’altro. Si può citare, per esempio, il caso di F. A., uomo proveniente dal Bangladesh, il quale il 26 luglio dello scorso anno è stato arrestato per atti persecutori e differito per furto aggravato dopo che il 7 maggio precedente un certificato gli aveva evitato il centro per il rimpatrio. E sempre in quel maggio del 2025 è stato dichiarato inidoneo pure il tunisino B. M. A., il quale il 27 novembre si prenderà una denuncia in stato di libertà per spaccio. Storia simile per un altro uomo, sempre proveniente dalla Tunisia, H.
W., dichiarato inidoneo al Cpr il 16 settembre 2025, viene invece deferito per resistenza a pubblico ufficiale e per favoreggiamento personale il 21 dicembre successivo. Altro caso piuttosto emblematico, sia del rapporto causa-effetto connaturato a questa dinamica, sia del curriculum criminale che alcuni di queste persone si portano dietro, è quello di S. M., originario del Gambia, che dalla certificazione di inidoneità in poi ha inanellato una quantità. Sono 34 su 64 i clandestini che hanno ricevuto il certificato di inidoneità al Cpr dall’ospedale di Ravenna credibile di condotte illegali.

Il 31 ottobre del 2024 i medici lo dichiarano non idoneo al Cpr e poco dopo, il giorno di Natale dello stesso anno, arriva la denuncia per resistenza e danneggiamento; non passano nemmeno due mesi che il 21 febbraio 2025 viene deferito per furto aggravato, e poi ancora per rapina impropria il 31 ottobre successivo. Infine, il 23 novembre viene arrestato in flagranza per violenza a pubblico ufficiale e furto aggravato. Quattro reati dalla sua non idoneità: se non è un record criminale, poco ci manca. Il nigeriano E. E., invece, segna il record di velocità e non fa passare nemmeno 5 giorni tra il certificato ed il reato: esce dall’ospedale il 5 dicembre dopo essere stato certificato come non idoneo e il 9 viene deferito per minacce aggravate. per concludere, c’è S. J, del Tagikistan, incassa il referto il 17 giungo 2024 e il 21 febbraio viene denunciato per favoreggiamento personale