DIRITTI NEGATI
Gay Pride di Roma vietato agli ebrei: "Non prendono le distanze da Israele"
Quest’anno non ci sarà spazio per gli ebrei al Gay Pride di Roma. Dopo le contestazioni dello scorso anno, condite da cori e insulti antisemiti, l’evento che racchiude la galassia Lgbtqia+ ha deciso di chiudere la porta in faccia alle organizzazioni ebraiche di Keshet Italia e Europe. Il motivo? La mancata abiura nei confronti dell’operato di Israele nella Striscia di Gaza. L’evento che nasce con l’obiettivo di sensibilizzare e lottare per i diritti degli omosessuali, e non solo, si è trasformato così nel paradosso assoluto di una minoranza che ne discrimina un’altra. «È tutto tragicamente chiaro – dice al nostro giornale l’ex deputata dem Anna Paola Concia - Gli omosessuali ebrei vengono esclusi in quanto tali. Il Pride ha tradito la sua natura, che era quella di difendere i diritti di tutti in qualsiasi parte del mondo indipendentemente da religione ed etnia. Missione scomparsa». Non è infatti ben chiaro perché degli italiani debbano sentirsi in obbligo di esternare una posizione politica per accedere a una manifestazione pubblica, né perché lo stesso trattamento non venga riservato anche ad altre comunità religiose o comunque ai cittadini di paesi stranieri governati da regimi. Il bias è marcato. L’ideologia «cieca e dogmatica ha fatto perdere di vista le vere ragioni della manifestazione» producendo, tra l’altro, un evidente doppio standard che per Concia rappresenta «una follia» tale da far «rivoltare nella tomba i padri e le madri delle prime lotte sui diritti civili, tanti dei quali ebrei».
Dura è stata la risposta di Keshet Italia, che ha accusato l’associazione di aver «gettato la maschera» e proceduto all’esclusione per non aver «superato il loro esame politico». «Non accettiamo lezioni di diritti da chi applica dinamiche di esclusione identitaria – si legge nel comunicato - L’antisemitismo mascherato da posizionamento politico rimane antisemitismo». Così il Pride è divenuto «un tribunale ideologico che caccia le minoranze» e che perciò «ha perso la sua anima». Anche l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha espresso «forte preoccupazione e contrarietà» rispetto a un episodio che «appare in contrasto con i principi di pluralismo, inclusione e libertà di espressione».
Dalla politica, invece, ad alzare la voce è stato Ivan Scalfarotto del partito Italia Viva, che ha bollato la scelta come «assurda e incomprensibile» e mossa da una motivazione «perfino peggiore». Il senatore ha poi aggiunto: «Sono cittadini italiani ai quali non si può chiedere di rispondere delle scelte di un governo straniero. Ma il punto è più ampio: da quando si entra al Pride esibendo le proprie opinioni politiche? Una persona omosessuale che vota Meloni può venire o deve prima firmare la piattaforma giusta?».
L’affronto del mondo Lgbtqia+ è solo l’ultimo sintomo della penetrazione Pro-Pal che oramai ha contaminato i più disparati campi della società, introducendo tensioni e discriminazioni. «Lanfranco Caminiti, in un appello, molto efficacemente ha definito "il palestinismo" una malattia senile del radicalismo - aggiunge Concia - Un fenomeno molto preoccupante se si pensa alla selettività di questo movimentismo: dei giovani iraniani uccisi da un regime feroce non gli importa nulla, come non gli importa nulla della tragedia dell’Ucraina. È un tempo molto buio, bisogna reagire e riportare il dibattito pubblico verso toni civili e isolare gli estremisti violenti». L’appello di Keshet adesso è al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, per una presa di posizione netta: «La saluta delle democrazie si vede da come vengono trattate le minoranze», conclude l’associazione ebraica.