DIRITTI NEGATI

Gay Pride di Roma vietato agli ebrei: "Non prendono le distanze da Israele"

David Di Segni

Quest’anno non ci sarà spazio per gli ebrei al Gay Pride di Roma. Dopo le contestazioni dello scorso anno, condite da cori e insulti antisemiti, l’evento che racchiude la galassia Lgbtqia+ ha deciso di chiudere la porta in faccia alle organizzazioni ebraiche di Keshet Italia e Europe. Il motivo? La mancata abiura nei confronti dell’operato di Israele nella Striscia di Gaza. L’evento che nasce con l’obiettivo di sensibilizzare e lottare per i diritti degli omosessuali, e non solo, si è trasformato così nel paradosso assoluto di una minoranza che ne discrimina un’altra. «È tutto tragicamente chiaro – dice al nostro giornale l’ex deputata dem Anna Paola Concia - Gli omosessuali ebrei vengono esclusi in quanto tali. Il Pride ha tradito la sua natura, che era quella di difendere i diritti di tutti in qualsiasi parte del mondo indipendentemente da religione ed etnia. Missione scomparsa». Non è infatti ben chiaro perché degli italiani debbano sentirsi in obbligo di esternare una posizione politica per accedere a una manifestazione pubblica, né perché lo stesso trattamento non venga riservato anche ad altre comunità religiose o comunque ai cittadini di paesi stranieri governati da regimi. Il bias è marcato. L’ideologia «cieca e dogmatica ha fatto perdere di vista le vere ragioni della manifestazione» producendo, tra l’altro, un evidente doppio standard che per Concia rappresenta «una follia» tale da far «rivoltare nella tomba i padri e le madri delle prime lotte sui diritti civili, tanti dei quali ebrei». 


Dura è stata la risposta di Keshet Italia, che ha accusato l’associazione di aver «gettato la maschera» e proceduto all’esclusione per non aver «superato il loro esame politico». «Non accettiamo lezioni di diritti da chi applica dinamiche di esclusione identitaria – si legge nel comunicato - L’antisemitismo mascherato da posizionamento politico rimane antisemitismo». Così il Pride è divenuto «un tribunale ideologico che caccia le minoranze» e che perciò «ha perso la sua anima». Anche l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha espresso «forte preoccupazione e contrarietà» rispetto a un episodio che «appare in contrasto con i principi di pluralismo, inclusione e libertà di espressione».

Dalla politica, invece, ad alzare la voce è stato Ivan Scalfarotto del partito Italia Viva, che ha bollato la scelta come «assurda e incomprensibile» e mossa da una motivazione «perfino peggiore». Il senatore ha poi aggiunto: «Sono cittadini italiani ai quali non si può chiedere di rispondere delle scelte di un governo straniero. Ma il punto è più ampio: da quando si entra al Pride esibendo le proprie opinioni politiche? Una persona omosessuale che vota Meloni può venire o deve prima firmare la piattaforma giusta?». 


L’affronto del mondo Lgbtqia+ è solo l’ultimo sintomo della penetrazione Pro-Pal che oramai ha contaminato i più disparati campi della società, introducendo tensioni e discriminazioni. «Lanfranco Caminiti, in un appello, molto efficacemente ha definito "il palestinismo" una malattia senile del radicalismo - aggiunge Concia - Un fenomeno molto preoccupante se si pensa alla selettività di questo movimentismo: dei giovani iraniani uccisi da un regime feroce non gli importa nulla, come non gli importa nulla della tragedia dell’Ucraina. È un tempo molto buio, bisogna reagire e riportare il dibattito pubblico verso toni civili e isolare gli estremisti violenti». L’appello di Keshet adesso è al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, per una presa di posizione netta: «La saluta delle democrazie si vede da come vengono trattate le minoranze», conclude l’associazione ebraica.