NEL GIORNO DELLA STRAGE

Capaci, Conte contro la commissione Antimafia. FdI: "Dichiarazioni strumentali"

Era il 23 maggio 1992 quando il giudice Giovanni Falcone venne ucciso da Cosa Nostra in un attentato dinamitardo lungo l'autostrada A29 all'altezza di Capaci. Assieme a lui, persero la vita anche la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. A 34 anni dalla strage, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di "manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa" e di "attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani". 

Quella data però "rappresentò l'avvio della riscossa civile" perché "l'organizzazione criminale voleva piegare le istituzioni con la violenza e il ricatto, ma si è trovata di fronte a risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili". Il capo dello Stato ha poi omaggiato il coraggio e la tenacia degli uomini delle istituzioni e "il contributo decisivo" dei cittadini. Infine, il Quirinale ha richiamato all'insegnamento di Falcone e Borsellino: "La mafia finirà grazie a istituzioni salde, ad azioni di contrasto efficaci e coerenti, con un impegno educativo che sappia far crescere la fiducia in un domani da costruire insieme. È necessario un impegno che non ha mai sosta, per combattere le zone grigie, l'indifferenza, le metamorfosi della piovra criminale".

Per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sempre detto di aver iniziato a fare politica proprio dopo la morte di Falcone e Borsellino, ricordare oggi "questa dolorosa pagina della nostra Storia significa non lasciare che il sacrificio di chi ha dato la vita per la giustizia venga dimenticato. Perché è dalla memoria e dalle nostre scelte quotidiane che possiamo costruire un futuro libero dalla paura e dall'indifferenza". Similmente si sono espressi anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, quello degli Interni, Matteo Piantedosi, e della Giustizia, Carlo Nordio. Voci che all'unisono hanno commentato l'importanza dei due giudici, divenuti colonne portanti nella storia dell'Italia.

In questo clima di profondo rispetto e riflessione, nel frattempo è sorta la polemica dopo che il leader M5S, Giuseppe Conte, ha attaccato la "Commissione antimafia sotto la presidenza FdI" con l'accusa di aver "sistematicamente cercato di evitare gli approfondimenti da me suggeriti sulla base di prove documentali, per accertare la verità sulle stragi". 

Non si è fatta attendere la risposta da parte di Fratelli di Italia, che ha espresso sdegno per le parole dell'ex premier. "Non riusciamo a credere che in un giorno come questo, che dovrebbe essere dedicato al ricordo commosso e al silenzio deferente per le vittime della strage di Capaci, ci sia chi come gli esponenti del Movimento Cinquestelle in Commissione Antimafia si lasci andare a una polemica dai toni e dai contenuti avvilenti - scrivono in una nota - È evidente che simili dichiarazioni, strumentali, sterili e preconcette, qualificano chi scrive e non certo chi le riceve. Anzi alla luce di quanto sta emergendo in Commissione, e che vede protagonisti proprio alcuni esponenti del M5S, non accettiamo lezioni". Per il partito di Giorgia Meloni, infatti, il lavoro della Commissione "sta finalmente facendo chiarezza, e diremmo anche giustizia, su quanto accadde in quegli anni terribili che portarono prima alla strage di Capaci e poi a quella di via D'Amelio".