MISSIONE PER ROMPERE LE ALLEANZE

La flotilla non aiuta Gaza, ma cerca l'incidente e fa notizia solo in Italia

Federico Punzi

Ci risiamo. Per la terza o quarta volta in pochi mesi, ormai abbiamo perso il conto, ci troviamo nel pieno di una isteria politico-mediatica per la Global Sumud Flotilla. Nonostante siano coinvolti attivisti di una quarantina di Paesi, le sue disavventure stentano a fare notizia, solo nel nostro Paese occupano aperture e intere paginate sui giornali e i talk tv. Questa volta a regalare ai flotilleros l’incidente perfetto che cercavano è stato il ministro israeliano Ben-Gvir, a sua volta in cerca di visibilità in vista delle elezioni del prossimo autunno. Proviamo a metterci un pizzico di senso della misura e attinenza ai fatti. Il blocco navale israeliano è legittimo, così come è legittimo quello Usa nel Mar Arabico. Sono operazioni militari conformi al diritto di guerra. Il tentativo di violare il blocco è un atto ostile che espone chi lo compie ad abbordaggio, sequestro dell’imbarcazione e arresto, anche in acque internazionali.


In particolare nel caso di questa Flotilla, partita non dall’Europa ma dalla Turchia, il sospetto delle autorità israeliane che sulle imbarcazioni non si trovassero solo attivisti animati da buone intenzioni, ma anche soggetti legati ad Hamas e ai Fratelli Musulmani, o comunque pericolosi, come nel caso della Mavi Marmara, era fondato. In ogni caso, nel momento in cui i flotilleros a bordo delle loro imbarcazioni provano a violare il blocco navale israeliano cessano di comportarsi come pacifici manifestanti, e anche se a posteriori risulteranno disarmati, compiono un atto ostile, esattamente come coloro che in piazza provano a forzare i cordoni delle forze dell'ordine.


Ormai lo hanno capito anche i bambini: la Flotilla per Gaza non ha nulla di umanitario, il suo unico scopo è provocare incidenti diplomatici al fine di trascinare l’Europa, e l’Italia, su una linea radicalmente anti-israeliana, fino alla rottura dei rapporti Ue-Israele. Il che, consapevolmente o meno, significa fare il gioco di Hamas. I nostri connazionali coinvolti vanno tutelati, certo, ma la nostra politica estera non può essere ostaggio di chi ripetutamente e deliberatamente mette a rischio la propria incolumità con il proposito di creare incidenti con un Paese amico.


Si tratta peraltro di una condotta sul filo della fattispecie punita dall'art. 244 del codice penale (atti ostili tali da turbare le relazioni con un governo estero). Non bisogna cadere nella trappola delle opposte pagliacciate, dei flotilleros da una parte e dei Ben-Gvir dall’altra.
Il ministro israeliano ha offerto ai nemici di Israele esattamente il tipo di video che volevano, il danno reputazionale inferto al suo Paese è evidente. Ma un conto è condannare la condotta di Ben-Gvir e il trattamento riservato in questo caso agli attivisti della Flotilla, il premier e il ministro degli esteri israeliani sono stati i primi a farlo, esprimendosi in termini inequivocabili. Tutt’altra storia è designare Israele come uno Stato non democratico, criminale, bollando come «illegale» l’intercettazione della Flotilla, o peggio, parlando di pirateria, violazione dei diritti umani e torture senza solide prove ma solo sulla base dei resoconti dei flotilleros, sostenitori di Hamas inneggianti all’Intifada globale.