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Maldive, così la grotta è diventata una trappola per i sub italiani: le foto

Luigi Frasca

Una missione complessa “nelle sezioni interne più strette della grotta, dove la visibilità può scomparire rapidamente a causa dei sedimenti corallini sollevati e la navigazione diventa più complessa”: è quella illustrata da DAN Europe, che ha pubblicato sui social le prime foto dei tre sub-speleologi finlandesi durante l’operazione che ha portato al recupero dei corpi di quattro sub italiani alle Maldive. La compagnia assicurativa specializzata in attività subacquea ha voluto mostrare “gli ambienti in cui la squadra di soccorso ha operato durante la missione di ricerca e recupero degli ultimi giorni” nell’atollo di Vaavu.

"I corpi erano tutti insieme in una porzione della grotta. Siamo stati molto sollevati quando li abbiamo trovati perché siamo stati molto tempo nella prima immersione senza individuarli e stavamo cominciando a pensare che non fossero più lì", racconta uno dei sub finlanesi, Sami Paakkarinen, "la grotta - ha spiegato il subspeleologo - è molto profonda, 60 metri; non è molto lunga, circa 200 metri, ma è molto impegnativa".

Le prime immagini riguardano la sezione iniziale della caverna di Thinwana Kandu, “dove la luce naturale filtra ancora dall’ingresso”; le altre mostrano invece le zone con minore visibilità, che hanno richiesto un grande impegno da parte del team finlandese.

Si è dunque conclusa la fase operativa subacquea della missione internazionale di search & recovery condotta nel sito d’immersione di Dhekunu Kandu, nell’atollo di Vaavu. L’immersione di ieri è stata “l’ultimo intervento operativo in acqua effettuato dal team finlandese di soccorso coordinato da DAN Europe, insieme ai team di superficie e in stretta collaborazione con la Maldives National Defence Force e le autorità italiane presenti a Malé”, informa la stessa organizzazione, sottolineando che le condizioni meteo-marine si sono rivelate “più impegnative rispetto ai giorni precedenti, con forte vento, corrente di superficie e una fase decompressiva più delicata”. “L’immersione è iniziata circa un’ora e 30 minuti più tardi del previsto e ha previsto circa 50 minuti di lavoro all’interno della grotta, con una durata complessiva del tuffo di circa tre ore”.

Gli obiettivi dell’immersione includevano la cosiddetta scene clean-up: “la rimozione di sagole guida temporanee e attrezzature installate all’interno delle cavità durante la fase di recupero, oltre alla verifica e al recupero di ulteriori elementi rimasti sulla scena e potenzialmente utili alle indagini in corso”.

“Questa procedura segue best practice riconosciute, che prevedono il ripristino dell’ambiente e la rimozione, ove possibile, delle tracce di attività precedenti”, sottolinea DAN Europe. “Tutto il materiale recuperato, comprese attrezzature appartenenti alle vittime, ai soccorritori e a precedenti team operativi, è stato consegnato alla polizia maldiviana”.

“Le operazioni subacquee sono state condotte secondo procedure consolidate di immersione tecnica e cave, con ruoli operativi chiaramente definiti tra attività di recupero, supporto safety e documentazione. Il team ha usato rebreather a circuito chiuso (CCR), Dpv e sistemi ridondanti adatti ad ambienti profondi e ostruiti. Queste tecnologie hanno consentito di operare agevolmente per lunghi periodi all’interno della grotta, ottimizzando decompressione, mobilità e sicurezza operativa”, conclude DAN Europe, ringraziando “tutte le persone, le istituzioni e i team operativi che hanno reso possibile questa complessa missione internazionale”.