LA STRAGE

Modena, i genitori dell'attentatore: "Annichiliti dalla vergogna". Come stanno i feriti

Rosa Scognamiglio

“Mi dispiace davvero che sia finita così”. Sarebbero queste le parole pronunciate da Salim El Koudri al suo avvocato, Fausto Gianelli, al termine dell’udienza di convalida del fermo. Il 31enne, accusato di aver travolto con l’auto otto persone sabato sera nel centro di Modena, ferendone gravemente quattro, questa mattina si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip. Ha però fornito le password dei cellulari sequestrati nella sua abitazione di Ravarino. La Procura gli contesta i reati di strage e lesioni gravissime, senza aggravanti di terrorismo, odio razziale o premeditazione. La decisione del giudice sulla convalida del fermo e sulla custodia cautelare in carcere è attesa nelle prossime ore. Intervenendo a “Mattino Cinque”, il programma condotto da Federica Panicucci e Francesco Vecchi, il legale ha spiegato che, almeno “in questa fase”, non chiederà una perizia psichiatrica. “Attendiamo gli esiti delle indagini in corso, che sono molto efficaci e veloci. - ha detto Giannelli - Ora chiederò che ci sia un medico che lo visiti perché ha bisogno di essere stabilizzato, di riprendere quelle terapie che prendeva in passato e poi ha sospeso”. Secondo l’avvocato, le ragioni all’origine del gesto sarebbero da ricercare anche, ma non solo, nella frustrazione legata all’impossibilità di trovare un impiego gratificante: “Lui aveva fatto l’università con il massimo dei voti e non trovava lavoro. Ovviamente non è la causa o la spiegazione di un gesto come quello, ma è una frustrazione che si inserisce, io credo, in una mente malata che le difficoltà lavorative hanno fatto deflagrare”.

I genitori “annichiliti dalla vergogna”

Intanto emergono altri dettagli sul passato del 31enne. Oltre alle mail inviate all’Università di Modena, nel 2022 El Koudri avrebbe contattato la base Nato di Camp Darby, in Toscana,  per informarsi sull’arruolamento e perfino sui pasti serviti in mensa, pur sapendo di non avere possibilità alcuna di entrare nell’esercito. Il legale ha inoltre parlato di presunti deliri persecutori e di voci “del diavolo”, che avrebbero portato l’assistito a rivolgersi al centro di salute mentale. “Ho provato a capire le sue vere e proprie manie di persecuzione. Una, quella che lo conduce poi al centro di salute mentale, è di sentire voci del diavolo che gli parla; quindi inquadrarle e dargli una spiegazione logica non è semplice”, ha osservato Gianelli. Sullo sfondo di questa drammatica vicenda resta il dolore della famiglia. “Vorrei chiedere scusa, ma per la gravità di quel che ha fatto mio figlio non trovo le parole giuste né in arabo né in italiano. Per me è difficile anche chiedere scusa, provo solo tantissima vergogna”, ha detto il padre del 31enne. La madre ha aggiunto: “Mio figlio è ancora vivo, anche se non lo riconosco più, ma quelle persone hanno la vita rovinata ed è tutta colpa sua”. Secondo il legale di fiducia, i genitori sono “devastati e increduli, annichiliti dalla vergogna” e, anche per questo motivo, hanno deciso di lasciare temporaneamente la casa di Ravarino.

Come stanno le vittime

Sul fronte dei feriti arrivano invece segnali incoraggianti. I due pazienti di 55 anni ricoverati all’Ospedale Maggiore di Bologna restano in condizioni critiche ma mostrano lievi miglioramenti. L’uomo ha ripreso gradualmente conoscenza e le sue funzioni vitali sono state stabilizzate, mentre la donna resta grave ma presenta alcuni segnali positivi. Per entrambi la prognosi rimane riservata. La donna di 69 anni ricoverata all’Ospedale Civile di Baggiovara respira e si alimenta autonomamente e potrebbe presto rientrare nel suo Paese. Mentre l’altra di 53 anni è ancora grave ma stabile. Infine, il paziente di 59 anni con trauma cranio-facciale è in progressivo miglioramento.