perito di parte

Garlasco, il super consulente dei Poggi: l'inchiesta ha un "peccato originale"

Luigi Frasca

Dario Redaelli, già poliziotto scientifico e oggi consulente di casi importanti - ha coordinato il sopralluogo sulla scena dell'omicidio di Yara Gambirasio, si è occupato della strage di via Palestro e della morte di Raul Gardini - affianca la famiglia di Chiara Poggi in questa fase delle nuove indagini sull'omicidio di Chiara, il 13 agosto 2007. L'esperto sostiene che “l’omicidio di Garlasco non è sicuramente il caso più difficile che ho affrontato, ma nessuno ha mai avuto questa risonanza mediatica, forse perché riguarda una famiglia normale, un contesto tranquillo, qualcosa che viene percepito come molto vicino alla maggior parte delle persone”.

 

Redaelli usa toni pacati per gli altri tecnici protagonisti nella nuova indagine della Procura di Pavia che punta ad Andrea Sempio come killer di Chiara Poggi. Ci sono però due “buchi”, secondo lui, nell’enorme sforzo di ricostruzione profuso da magistrati e carabinieri. Alla fine dello scorso anno il team scientifico della parte civile ha deciso di compiere accertamenti su alcuni reperti della vittima trovati sulla scena del crimine, tra i quali due orecchini, una catenina col dente di squalo, alcuni braccialetti e una cavigliera.

“Sapevamo che l’analisi sui monili sarebbe stata difficile — spiega in un’intervista all’AGI — perché erano attività irripetibili, in quanto erano oggetti fuori dalla ‘catena di custodia’ che dovrebbe esserci per preservarne l’integrità e in parte restituiti alla famiglia. Li abbiamo però analizzati lo stesso per verificare la loro compatibilità con la nostra ricostruzione della scena del crimine.

 

E tuttavia: all’epoca la cavigliera diede gli stessi risultati di inconcludenza che restituì l’analisi del grattato sull’impronta 33. Se si è andati a lungo alla ricerca di quel grattato per fare ulteriori indagini, perché non farlo anche su quel materiale repertato sulla cavigliera? Se fossero state ancora presenti delle tracce diluite, magari avremmo scoperto che c’erano persone diverse da Sempio o da Stasi. Invece non ci risulta, anche dalla discovery seguita alla chiusura delle indagini su Sempio, che sia mai stato fatto e nemmeno che quel materiale sia stato cercato negli archivi dei Ris”. C’è un altro aspetto che, secondo Redaelli, andava esplorato meglio. “L’analisi della 33 si doveva fare nel corso di un incidente probatorio, era un esame in più che si poteva fare”.

L’esperto si guarda indietro e identifica il “peccato originale” dell’inchiesta. “Non saremmo ancora qui a indagare se si fosse analizzata bene e da subito la scena del crimine e i Ris avessero fatto immediatamente il sopralluogo. Invece arrivarono tre giorni dopo i carabinieri di Garlasco, Vigevano e Pavia e non vennero fatte tutte le foto che andavano scattate e nemmeno i rilievi descrittivi e planimetrici.

Se fosse andata la Polizia Scientifica di Pavia coi suoi tecnici specializzati non saremmo qui. La Questura di Pavia aveva all’epoca il gabinetto di polizia scientifica specializzato nella Bpa e gli operatori specializzati in sopralluoghi. Nel caso di Yara andai sul posto col personale esperto nella ricerca delle tracce, per esempio”.

Redaelli riconosce al colonnello Andrea Berti di avere svolto per conto della Procura “un grande lavoro sulla Bpa in 3D” per ricostruire la dinamica del delitto. “Il problema è che ha dovuto inserire le foto dell’epoca fondendo tecniche diverse. Immagino le difficoltà del colonnello Berti nel creare un modello 3D ‘ibrido’”. Com’è possibile, si chiedono i cittadini, che vengano fuori dalle Bpa di allora e di oggi due narrazioni differenti delle modalità dell’aggressione? “Non sono così incompatibili — risponde —. La Bpa è un tema soggetto di per sé a interpretazioni, ma non vedo due versioni così incompatibili. Lo sarebbe stato se fossero state individuate più persone, allora sì che sarebbe stata una rivoluzione. Qui si parla però sempre di una persona. L’unica traccia della sua presenza sono le tracce della scarpa a pallini modello Frau. La differenza sta nella ricostruzione delle modalità dell’aggressione in modo parzialmente diverso”. La “fortuna” è che, dice Redaelli, ora toccherà a un giudice “con le regole e la liturgia del processo e non col processo mediatico” sciogliere i dubbi.

 

Si arriverà a una verità granitica? “Noi porteremo le nostre considerazioni. La famiglia Poggi auspica una verità solida e, per questo, ha dato incarico oltre a quelli storici anche a ulteriori consulenti, come me, proprio con la volontà di partecipare alla nuova indagine e definire la verità. Tutti noi consulenti abbiamo agito in scienza e coscienza, ora la parola va a chi deve decidere”.