L'INTERVENTO
Maldive, iniziate le operazioni di recupero delle salme nel fondale
Sono iniziate, nelle prime ore di questa mattina, le operazioni di recupero dei corpi dei cinque subacquei italiani morti alle Maldive durante un'immersione tecnica in una grotta sommersa a cinquanta metri di profondità, nella zona di Alimathaa, nell'atollo di Vaavu. Lo rende noto la Farnesina in una nota ufficiale, che aggiorna sulla situazione dopo ore di apprensione e attesa da parte delle famiglie e delle comunità di appartenenza delle vittime.
L'ambasciatore d'Italia a Colombo - la sede diplomatica italiana competente anche per il territorio delle Maldive - è atterrato a Malè nelle scorse ore e ha immediatamente avviato i contatti con i vertici della guardia costiera locale. Un incontro con i responsabili delle operazioni nella capitale è già in programma. La presenza diretta di un rappresentante diplomatico sul posto è il segnale della massima attenzione che il governo italiano sta riservando alla vicenda.
Sul luogo della tragedia sono nel frattempo giunte le imbarcazioni di soccorso della guardia costiera maldiviana. A bordo si trovano i sommozzatori specializzati della stessa guardia costiera e della polizia locale, affiancati da un esperto subacqueo italiano che aveva già avuto modo di collaborare con le autorità delle isole in occasioni precedenti. La sua presenza è considerata preziosa per coordinare le fasi tecnicamente più delicate del recupero in un ambiente sottomarino complesso come quello di una grotta profonda.
Le condizioni meteorologiche restano il principale fattore di incertezza. Al momento, riferisce la Farnesina, potrebbero impedire l'avvio vero e proprio delle operazioni di recupero. Tuttavia, è prevista una prima immersione di carattere esplorativo, con l'obiettivo di individuare e mappare i punti di accesso alla grotta prima che le condizioni del mare peggiorino ulteriormente. Si tratta di un passaggio tecnico fondamentale: le grotte sottomarine di quella zona sono ambienti labirintici, con correnti difficili da prevedere e visibilità che può variare drasticamente. Solo una ricognizione preliminare consentirà di pianificare le operazioni di recupero vere e proprie in condizioni di sicurezza per i soccorritori.
Gli esperti sottolineano che le immersioni in grotta a queste profondità richiedono attrezzatura tecnica avanzata, esperienza specifica e, soprattutto, condizioni ambientali favorevoli. Qualsiasi forzatura dei tempi potrebbe mettere a rischio anche i sommozzatori impegnati nel recupero. A perdere la vita sono cinque persone legate al mondo della ricerca scientifica e dell'istruzione subacquea, accomunate dalla passione per il mare e provenienti da diverse regioni del Nord Italia.
Monica Montefalcone era docente e ricercatrice presso l'Università di Genova, dove si era distinta per il suo lavoro nel campo delle scienze marine. Si trovava in immersione insieme alla figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, studentessa di Ingegneria Biomedica nello stesso ateneo. Una presenza, quella della giovane, che rende la tragedia ancora più straziante: madre e figlia, unite dalla passione per il mare, scomparse insieme nelle profondità di una grotta alle Maldive. Con loro c'era Muriel Oddenino, ricercatrice originaria di Poirino, in provincia di Torino, anche lei attiva nel campo scientifico. Il gruppo comprendeva inoltre due istruttori subacquei di esperienza: Gianluca Benedetti, di Padova, e Federico Gualtieri, di Borgomanero, in provincia di Novara. Entrambi erano figure di riferimento nelle rispettive comunità di subacquei, conosciuti per la loro professionalità e per l'impegno nella formazione di nuovi appassionati.
Tutti e cinque stavano tentando di esplorare un sistema di grotte a cinquanta metri di profondità quando si è verificata la tragedia. Le cause esatte dell'incidente sono ancora al vaglio delle autorità maldiviane, che hanno avviato le indagini del caso. Non è ancora chiaro se si sia trattato di un problema tecnico alle attrezzature, di una corrente improvvisa o di un'altra circostanza imprevista.
La notizia ha scosso profondamente le comunità di provenienza delle vittime. All'Università di Genova, dove insegnavano e studiavano Monica Montefalcone e la figlia Giorgia, il lutto è palpabile tra colleghi e studenti. Borgomanero, Poirino, Padova: piccole e medie città del Nord che si ritrovano a fare i conti con una perdita improvvisa e assurda, maturata a migliaia di chilometri di distanza, in fondo al mare di un paradiso tropicale.