tutto archiviato

Unabomber, il terrore del Nordest resta un mistero: 32 attentati senza autore

Valerio Castro

Resta senza responsabili la serie di attentati dinamitardi che per diversi anni ha colpito Veneto e Friuli Venezia Giulia, attribuiti a Unabomber. La giudice per le indagini preliminari di Trieste, Flavia Mangiante, ha infatti respinto l'opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dall'accusa. La seconda inchiesta sul caso Unabomber vedeva tra gli 11 indagati di nuovo l'ingegnere pordenonese Elvio Zornitta che era già stato coinvolto e assolto nella prima. Secondo la gip triestina, non è emerso nulla di nuovo dalle indagini riaperte quattro anni fa per l'ultimo degli attentati, quello del tappo di bottiglia esploso 20 anni fa a Porto Santa Margherita di Caorle (Venezia) che aveva tranciato tre dita a Massimiliano Bozzo, un cameriere di Mestre. Le nuove indagini avevano portato anche alla superperizia genetica che aveva confrontato del materiale genetico estratto da alcuni reperti e il Dna di 63 persone, tra cui gli 11 indagati. Da segnalare che Elvio Zornitta in questa nuova indagine aveva rinunciato alla prescrizione.

All'attentatore del Nordest sono attribuiti 32 ordigni piazzati tra il 1994 e il 2006. Gli attentati, avvenuti principalmente tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, hanno ferito diverse persone, inclusi bambini, utilizzando trappole esplosive in oggetti di uso comune come tubetti di maionese e ovetti Kinder. Il caso era stato riaperto dopo 16 anni dall'ultimo attentato, dall'allora procuratore capo di Trieste Antonio De Nicolo, accogliendo un'istanza presentata dal giornalista Marco Maisano e da due donne vittime di Unabomber, Francesca Girardi e Greta Momesso. L'incubo su chi fosse Unabomber era cominciato il 21 agosto 1994 a Sacile (Pordenone), durante la "Sagra degli Osei", quando Daniela Pasquali, 40 anni, e i suoi due figli rimasero feriti dallo scoppio di un tubo pieno di biglie lasciato vicino a una fontanella. 

"Lui se l'aspettava. Era una previsione che avevo già fatto e non avevo dubbi su questo risultato perché la situazione era molto chiara sul piano probatorio", commenta a LaPresse l'avvocato Maurizio Paniz, difensore di Elvo Zornitta, ingegnere di Azzano Decimo che per anni fu il principale sospettato degli attentati. Contro di lui l'accusa di un poliziotto esperto in balistica del laboratorio di indagini criminalistiche poi accusato di aver manipolato una prova fondamentale. "Vent'anni di sofferenza causati dal comportamento ingiustificato e ingiustificabile di un ispettore di polizia che ha tradito il suo mandato e cagionato anche alla famiglia dell'ingegner Zornitta conseguenze ineludibili", sottolinea Paniz. "È stato fatto questo supplemento di indagine per verificare se alla luce delle nuove tecniche di ricerca del DNA risultava qualcosa. Un risultato che è stato totalmente negativo per l'ingegner Zornitta perché non è stato trovato assolutamente nulla, come sapevamo sarebbe successo. L'opposizione che era stata formulata da una delle parti offese denotava una non completa conoscenza degli atti processuali perché le risposte ai quesiti erano già nel fascicolo", conclude il legale.