sollevato da Il Tempo

Coop rossa e fondi comunali, il caso arriva in Aula. Lisei (FdI): "Solo l’ultima di una serie di condanne"

Edoardo Sirignano

La cooperativa rossa riceve 66 mila euro dal Comune di Bologna, pur non avendone diritto. Il caso di Bologna, sollevato da "Il Tempo", non passa inosservato. Ad accendere i riflettori sull’operato della società presieduta da Manuele Roveri, dirigente dem e storico organizzatore delle Feste dell’Unità, è Marco Lisei, senatore di Fratelli d’Italia. Il parlamentare, dopo la condanna della Corte dei Conti che costringe chi ha usufruito dei fondi amministrativi per gli eventi a restituirli, evidenzia come quanto accaduto nel capoluogo emiliano sia un modus operandi diffuso e non un caso isolato, come sostenuto da qualcuno. «Il Partito Democratico - dice, intervistato dal Secolo d’Italia - usa le istituzioni. Le piega con prepotenza per asserirle ai propri interessi. È solo l’ultima di una serie di condanne». 

 

Arriva, poi, l’affondo rispetto a quanto sollevato su queste colonne: «Non è normale che una società gestita da chi organizza le feste del Pd abbia appalti ed è gravissimo se addirittura illegittimamente. Purtroppo il Pd è questo e se vincesse a livello nazionale farebbe anche peggio. Sono ormai un comitato d’affari». Secondo quanto riferiscono dai territori, la decisione, sorta da un esposto del primo partito di maggioranza, potrebbe aprire presto un filone d’inchiesta rispetto a chi finanzia le grandi rassegne estive e invernali. Non è un caso che soltanto ora venga fuori quanto denunciato nel 2023 dall’europarlamentare Stefano Cavedagna e dalla consigliera Manuela Zuntini, che, non ricevendo attenzioni da chi governa, dovettero ricorrere alle vie legali.


A far discutere in tutta questa particolare vicenda è il mancato controllo da parte di chi amministra nel verificare che alle gare possano partecipare solo gli aventi diritto. Più di qualcuno, non solo a destra, sostiene che grazie a un modus operandi diffuso potrebbero essere state favorite solo le ditte amiche, a discapito dei tanti. Motivo per cui l’intera collettività chiede chiarezza rispetto a un modus operandi che non dovrebbe essere applicato a prescindere.  Sono dei veri e propri macigni le battute, rilasciate sui nostri taccuini, da Cavedagna e Zuntini: «Non saremmo certamente noi a dire che dietro gli eventi della sinistra ci siano "fondi non dovuti", ma allo stesso tempo neanche possiamo ignorare che un Comune, gestito da una certa parte politica, avrebbe potuto chiudere un occhio quando si è trovato di fronte "il compagno". Nessuno vuole che siano penalizzati quelli del Pd, ma semplicemente che siano trattati alla pari di tutti gli altri cittadini».

Motivo per cui, in seguito alla decisione dei pm contabili, si apre un vero e proprio terremoto nell’amministrazione guidata dal braccio destro di Elly Schlein, Matteo Lepore. Gli stessi consiglieri di maggioranza, a Bologna, avrebbero chiesto spiegazioni al proprio sindaco rispetto a un operato che, qualora fosse confermato, come nel caso Roveri, aprirebbe una pagina buia per chi, per anni, si è venduto il principio dell’imparzialità quando si parla di lavoro.