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Uno Bianca, ex poliziotto si toglie la vita. La nuova inchiesta sui depistaggi
Pietro Gugliotta, ex poliziotto condannato per i crimini della banda della Uno Bianca, si è tolto la vita impiccandosi nella sua casa a Colle d'Arba (Pordenone) in Friuli a gennaio scorso. La notizia è trapelata solo nelle ultime ore. Alcuni giorni fa Roberto Savi, altro componente della banda, è comparso nel programma televisivo Belve parlando di presunte coperture godute dal gruppo criminalo.
Gugliotta che aveva 65 anni, 'viveva in Friuli con la seconda moglie' e i parenti riconducono la sua morte ''a una crisi familiare'', riporta Repubblica. Gugliotta è stato assolto dagli episodi di sangue, ma è stato condannato come gregario. Era stato arrestato il 26 novembre del 1994, condannato in due diversi processi a 28 anni di carcere, la pena era stata ridotta a 18 anni. Era tornato in libertà nel 2008, dopo 14 anni di detenzione, beneficiando dell'indulto e della legge Gozzini. Aveva iniziato il percorso di reinserimento sociale lavorando in una cooperativa. La procura di Bologna aveva messo in conto di sentirlo nell'ambito della nuova indagine sulla banda.
L'ex poliziotto condannato per i crimini della banda della Uno Bianca "ha sempre professato di non essere un assassino, però li ha sempre coperti e questo non riesco a perdonarlo", commenta Rosanna Zecchi, vicepresidente dell'associazione dei familiari delle vittime della banda. "Mi dispiace, è un essere umano e penso abbia sofferto", aggiunge parlando all'Adnkronos. Racconta quindi del dolore della prima moglie di Gugliotta e delle sue figlie: "Non se l'aspettavano che lui fosse dentro la Banda della Uno bianca. Non so quante volte mi telefonarono, vittime anche loro, l'ho sempre ascoltate e comprese".
"Io non l'ho mai conosciuto, era a Rimini- sottolinea la storica presidente dell'Associazione Familiari Vittime della Uno Bianca- mentre i fratelli Savi li ho sempre visti in tribunale e ricordo tutto il loro distacco. Roberto Savi, in particolare, sempre con quel sorrisino in faccia. Praticamente sembrava deriderci, in quei momento ho provato odio. Con quello che ha fatto, una persona che ha dignità sarebbe rimasto in carcere in silenzio". Che effetto le ha fatto rivederlo in tv? "La notte non ho dormito, può immaginare, l'avevo visto trent'anni fa l'ultima volta. Non ha fatto altro che rinnovare un dolore", dice la vedova di Primo Zecchi, ucciso dalla Banda nel 1990, ripetendo che "faceva meglio a stare zitto", piuttosto che "far finta non ricordare". Questa mattina, aggiunge, "sono andata in cimitero: mio marito è lì, lui invece è vivo. Questa è verità".