braccio di ferro

Biennale di Venezia, il padiglione della Russia apre tra le polemiche

Gianni Di Capua

Uno dei padiglioni più affollati pochi minuti prima della pre-apertura dei cancelli della Biennale, riservata oggi alla stampa selezionata, è quello della Russia, al centro del dibattito e del braccio di ferro che ha portato recentemente alle dimissioni in blocco dell'intera giuria della 61esima Esposizione Internazionale d'Arte. Da oggi, fino all'8, sarà possibile vedere le performance all'interno degli spazi del Padiglione. Una occasione unica, riservata alla stampa o agli invitati. Successivamente infatti, dal 9 maggio fino al 22 novembre, lo spazio non sarà visitabile dal pubblico e i visitatori potranno osservare soltanto dall'esterno la registrazione della performance intitolata "The Tree is Routed in the Sky", senza accesso agli spazi espositivi interni. All'interno compare un fitto programma di performance fatte di musica e canti e allestimenti con piante e fiori per mostrare che, come scritto nelle didascalie delle opere, "i fiori non profumano più". Le opere si concentrano su una riflessione sul difficile rapporto uomo-natura con la denuncia delle regole del mercato che sottopone piante e fiori a lunghi viaggi dalle piantagioni di Ecuador o Kenya e complessi trattamenti e selezioni per garantire una durata maggiore. Al piano superiore si trovano poi diversi video che proseguono la riflessione sul difficile rapporto tra uomo e natura selvaggia.

"Lasciamo che sia l'arte a occupare il centro della scena, noi crediamo che l'arte debba rimanere indipendente”, sono le parole della curatrice Anastasia Karneeva in un video sui social ha annunciato la presenza del padiglione della Russia alla Biennale Arte 2026 di Venezia. Il padiglione russo è al centro di un caso politico, diplomatico e istituzionale da due mesi. "Permettetemi di dire alcune parole prima dell'apertura della Biennale - dichiara Karneeva nel video registrato nel padiglione - Desidero farlo ora perché, nei prossimi giorni, mi piacerebbe molto che l'unica voce fosse quella dell'arte. In tutti i padiglioni, artisti di talento provenienti da tutto il mondo hanno lavorato duramente per essere qui a Venezia, e meritano tutta la nostra attenzione e il nostro rispetto. Desidero ringraziare la Biennale per aver sostenuto l'idea di avere qui rappresentati tutti i Paesi”. "Sono profondamente grata ai nostri amici italiani e agli amici veneziani, che mi hanno aiutato ogni giorno, centinaia di persone che credono che l'arte debba rimanere indipendente - continua Karneeva - Sono fermamente convinta che l'apertura di questo Padiglione, così come di ogni Padiglione, sia significativa, perché diventa un luogo in cui accrescere la conoscenza e la comprensione reciproca. Al contrario, in un Padiglione chiuso nulla può crescere. Da questo momento in poi, lasciamo che sia l'arte a occupare il centro della scena". Infine ai giornalisti accreditati, l'invito "a venirci a trovare per scoprire insieme la bellezza del nostro progetto" dal titolo "L'albero è radicato nel cielo".