SICUREZZA E TERRORISMO

L’ombra dell'estremismo islamico sulle nostre città: "Vogliono rendere il paese ingovernabile". Intervista a Giovanni Giacalone

David Di Segni

I fatti del 25 aprile rappresentano un’istantanea del livello di penetrazione che il fondamentalismo islamico è riuscito a ottenere in Italia.
L’elogio esplicito del terrorismo non è soltanto il segnale di una radicalizzazione sociale compiuta, ma il sintomo della presenza di una rete che tira le fila dell’indottrinamento sociale. Un pericolo già attenzionato dagli apparati di sicurezza europei che il nostro giornale ha discusso con Giovanni Giacalone, esperto di Sicurezza e Terrorismo e ricercatore presso il David Institute for Security Policy.

Bandiere di gruppi terroristici islamici sventolano indisturbate in Italia. Che cosa significa per la nostra società?
«Sul piano sociale c’è un segnale allarmante, è in corso un chiaro tentativo di sdoganare delle organizzazioni terroristiche e quindi spacciarle per legittimi attori politici. Cosa più grave è che sia accaduto tutto dopo l’eccidio del 7 ottobre 2023, il più grande pogrom di ebrei dai tempi della Shoah. Il fenomeno è complesso e in parte è dovuto alla polarizzazione della società su posizioni estreme e tematiche differenti, non soltanto sul Medio Oriente. C’è chi ha tutto l’interesse a esasperare i toni, con lo scopo di diffondere odio e disordini. In una società polarizzata, quella retorica fa breccia. La regia credo vada ricercata non soltanto in Italia, in quei gruppi sovversivi oramai noti, ma anche all’estero».

Processo spontaneo o eterodiretto?
«Un insieme di fattori animano la galassia estremista. Da una parte ci sono tanti individui inconsapevoli, spesso giovani e giovanissimi, che vengono strumentalizzati da “cattivi maestri” e che credono di abbracciare una giusta causa. In questo senso, bisogna fare i conti con l’ignoranza, perché chi viene catapultato in piazza a elogiare il regime iraniano e Hamas spesso non ha la ben che minima idea di cosa significhi vivere a Gaza o a Teheran dove realmente c’è la “repressione”. Dall’altra parte, più elementi fanno pensare alla presenza di una vasta rete ideologicamente variegata, legata da un comun denominatore pragmatico e sostenuta da attori esteri».

A cosa mirano?
«Credo ci sia un vasto progetto con più obiettivi. Sdoganare attori di matrice terroristica, sostenere regimi repressivi e fare pressione sul governo per influenzarne la politica estera soprattutto nei confronti di Stati Uniti, Israele e Ucraina. Ma anche diffondere odio verso chi la pensa diversamente e farlo anche all’interno dei loro ranghi.
Insomma, rendere il Paese ingovernabile».


Eppure nelle manifestazioni si punta il dito solo contro le democrazie occidentali...
«Viviamo nell’era del relativismo estremo, del caos mediatico, di internet e dei social che purtroppo sono divenuti fonte primaria di informazione e disinformazione. Ci sono però responsabilità che riguardano anche la politica e l’istruzione. Quando esponenti della politica non prendono le distanze da forme di estremismo e terrorismo mentre le università ospitano i membri di organizzazioni terroristiche come il Fronte Popolare di Liberazione per la Palestina, la situazione si fa difficile. Le istituzioni devono essere chiare su questo, perché se Hamas e altre sigle sono inserite in delle black list internazionali, allora non si può lasciare spazio apologetico di alcun tipo».

Report di intelligence internazionali allertano sui pericoli dell’estremismo islamico. Qual è il rischio che corre il nostro paese?
«Il rischio è serio, perché l’infiltrazione islamista è in corso da anni anche in Italia. Movimenti come quello dei Fratelli Musulmani e del Khomeinismo hanno fino ad oggi goduto di ampio margine di manovra qui, vale la pena chiedersi quali siano le ragioni. L’estremismo è l’anticamera dell’azione violenta. Ricordiamoci che l’Islam politico non punta soltanto a creare spazi dove introdurre la Sharia e regole incompatibili con i diritti umani e la democrazia, ma anche a influenzare la politica interna ed estera di un Paese. Da non sottovalutare nel modo più assoluto».