LA FINTA UMANITÀ

Flotilla spiaggiata: "Israele ci ha sequestrato". Ma a bordo droga, preservativi e capriole

David Di Segni

Fine della gita in barca per la Global Sumud Flotilla. La spedizione internazionale salpata dai porti europei a inizio aprile, con il teorico obiettivo di consegnare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, è stata intercettata al largo delle coste greche dalla Marina israeliana che ha sequestrato 22 delle 58 imbarcazioni e arrestato 175 persone. La levata di scudi è stata immediata da parte degli attivisti che, in attesa di essere comodamente recuperati dai rispettivi paesi d’origine, hanno da subito gridato alla pirateria e violazione del diritto internazionale. A nulla sono serviti quindi gli appelli dei governi europei, come l’Italia, che più volte hanno manifestato il proprio dissenso verso un’iniziativa utile solo a produrre l’ennesimo e ricercato incidente diplomatico. Come dei Blues Brothers «in missione per conto di Dio», i naviganti hanno ignorato tutte le proposte alternative offerte loro per consegnare il materiale raccolto con garanzia di successo.

Fra queste, già un anno fa, l’intermediazione di attori terzi come il cardinale e patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa. Evidentemente l’intento era meno nobile del previsto e questo era intuibile dal silenzio selettivo e omertoso nei confronti del racket sui beni alimentari da parte di Hamas, che depredava i camion in ingresso da Israele per rivenderne il contenuto alla popolazione a un prezzo nettamente superiore. Sorge quindi il sospetto che il vero movente del tutto non fosse veramente la genuina e innocente assistenza dei civili, quanto più lo spasmodico desiderio di spettacolarizzare in diretta mondiale una provocazione che avrebbe spinto qualsiasi Stato a fermare attori stranieri intenzionati a varcare le porte dei propri confini nazionali.


Incredibilmente, a dare certezza dell’ipotesi è proprio il sito ufficiale della Sumud che, nella sezione contenente i sei punti della missione «di primavera», antepone all’invio degli «aiuti salvavita» l’esplicito obiettivo di «rottura dell’assedio e del blocco illegale». È il caso di rinnovare il vecchio detto popolare: «Chi per ‘sti mari va, ‘sti pesci piglia». La loro fortuna, comunque, resta quella di essere stati fermati dallo Stato di Israele e non dai tagliagole islamici di Hamas che, notoriamente poco inclini a qualsiasi fantasticheria color pace arcobaleno, avrebbero certamente riservato loro ben altra accoglienza sul proprio territorio. Agli avventurieri, invece, il premier Netanyahu ha semplicemente assicurato un viaggio di ritorno nei rispettivi paesi, sulla scia di quanto già accaduto mesi addietro. Una dichiarazione rasserenante che fa il paio con le immagini pubblicate a bordo della nave israeliana, in cui si vedono attivisti dilettarsi in capriole e giravolte. Zero pericolo, pertanto, e tranquillizzate anche le cancellerie d’Europa che sin dall’accaduto hanno palesato la propria contrarietà all’azione di Idf.


«Abbiamo condannato pubblicamente questa iniziativa, lo abbiamo fatto con i nostri interlocutori israeliani, con i quali ci sono stati moltissimi contatti oggi», ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, definendo il rilascio degli attivisti un fatto «positivo» e frutto delle «interlocuzioni» a vario livello «con la controparte».
Il governo provvederà dunque a garantire il rimpatrio degli italiani arrestati, al momento 24, mentre la Farnesina ha dato istruzioni all'Unità di Crisi e alle ambasciate d'Italia a Tel Aviv e Atene di assumere informazioni presso le autorità israeliane e greche per «definire i contorni dell’operazione e mettere in atto ogni misura necessaria a tutelare i cittadini italiani». A palesare l’inadeguatezza di una missione sorta letteralmente sull’onda della provocazione è stato soprattutto il clima rinvenuto a bordo delle imbarcazioni. I soldati di Tsahal hanno infatti trovato droga e preservativi, dimostrando quanto labile fosse quell’aura di solennità universalistica e superiorità etica che nascondeva invece il più materiale desiderio di fare baldoria.


La prima avvisaglia di questo clima da Truman Show, dove tutto è più vero al di fuori di riflettori e bei sorrisi da prima pagina, c’era già da quando, dieci giorni fa, il brasiliano membro del consiglio direttivo Sumud, Thiago Ávila, era finito al centro di una bufera per via dell’accusa di «comportamento sessuale scorretto» a danno di almeno tre volontarie. Resta il fatto che l’intercettazione della Flottiglia ha scatenato, nelle ore successive, manifestazioni in Italia da parte di attivisti ProPal. Di nuovo le dita puntate contro Israele, mentre tutto continua a tacere verso quei palestinesi, libanesi e iraniani che, a differenza della Sumud, sono incastrati sotto il peso delle dittature terroristiche islamiche e non possono essere comodamente riportati a casa dopo una traversata per mare che, più di un'Odissea, somiglia alle barchette del laghetto che si attivano a gettone. A proposito, ma chi paga?