propal in quota
La nuova via sul Corno Grande con dedica "antisionista" a Gaza. Il nome? "Dal fiume al mare"
Si chiama «Dal fiume al mare: dedicata a tutti i palestinesi che lottano contro i sionisti» l’itinerario aperto sul Paretone del Corno Grande da Simone Calabrese, Eloisa Izzo e Lorenzo Trento. Non una dedica generica a Gaza, ma una formula politica entrata nel lessico più duro del conflitto mediorientale. La nuova via sul Gran Sasso, infatti, porta il nome di uno slogan che per il mondo ebraico significa cancellare Israele dalla carta geografica. E il caso ha diviso anche il mondo dell’alpinismo. Il Caai, Club alpino accademico italiano, ha sollevato il problema del nome, giudicato troppo politico e divisivo. Il presidente generale del Cai, Club alpino italiano, Antonio Montani, ha invece difeso gli apritori e ha definito «inaccettabile» la presa di posizione del Caai.
Per Montani, dare un nome a una via rientra nella libertà degli alpinisti e nella tradizione dell’alpinismo: «Una via rappresenta una componente essenziale della cultura e della tradizione alpinistica», ha sostenuto, criticando ogni forma di censura sulle scelte degli apritori. La difesa del Cai, però, ha allargato la polemica. Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha scritto a Montani contestando il senso politico della dedica.
«La montagna è da sempre luogo di incontro, di rispetto e di condivisione. È uno spazio che unisce, non che divide», ha scritto. Per Marsilio quel nome non è «un omaggio neutrale né una dedica alpinistica come tante», ma «uno slogan politico dal tono apertamente divisivo». Il punto è nel richiamo diretto ai «sionisti» e nella formula «dal fiume al mare», che secondo il presidente abruzzese «implica la negazione dell’esistenza dello Stato di Israele». La richiesta al Cai è di rivedere la posizione e di lasciare la montagna «dedicata all’alpinismo e alla libertà, alla maestosità e alla bellezza che il Gran Sasso esprime di per sé».
La reazione più dura, però, arriva dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Ruben Della Rocca, assessore alla Memoria dell’Ucei, definisce la vicenda «surreale nella misura in cui si evoca uno slogan che cancella Israele dalla mappa geografica. È paradossale, è surreale, è grave». Per Della Rocca, Marsilio «va ringraziato assolutamente» per avere aperto «quel dibattito che è necessario». Il nodo, per l’Ucei, non è la libertà di pensiero ma il significato della formula. «Finalmente qualcuno ha il coraggio di dire senza remore e senza reticenze che quello slogan, Palestina libera dal fiume al mare, è uno slogan genocida nei confronti del popolo ebraico che vive in Israele».