IL CONVEGNO
Ragazze mutilate, unioni forzate e veli integrali La proposta di FdI per fermare l’Islam radicale
Quella matrice religiosa per cui è possibile giustificare qualsiasi comportamento e andare oltre ogni regola non può essere più tollerata. Donne coperte dalla testa ai piedi, mutilazioni genitali e matrimoni forzati sono soltanto alcune delle conseguenze di un fondamentalismo islamico che si diffonde a macchia d’olio e rischia di diventare un’emergenza pure in Italia, qualora non vengano adottate misure urgenti ed efficaci.
Ecco perché questa maggioranza non vuole e non può più esitare rispetto a un tema diventato priorità. In tal senso, Sara Kelany, deputata e responsabile immigrazione di Fratelli d’Italia, intervenendo al convegno “Prima di tutto libere”, moderato da Daniele Capezzone, direttore de “Il Tempo”, presenta un disegno di legge per fare in modo che un credo non diventi un “pericolo” o peggio un “limite”. La prima parte dell’iniziativa legislativa, infatti, si rivolge «all’Islam politico, ovvero chiede la chiusura di quei luoghi di culto in cui vengono trasmessi messaggi di odio e più trasparenza alle moschee per quanto concerne i canali di finanziamento esteri».
La seconda, invece, si occupa di chi vuole imporre, anche a queste latitudini, tradizioni desuete e inaccettabili. «Riteniamo importante – evidenzia la parlamentare – vietare il velo integrale, punire chi costringe le bimbe ad indossarlo, fare in modo che non ci siano più certificati di verginità e medici che li rilasciano, aumentare le pene per le unioni forzate. L’amore non si impone».
Nel confronto, svoltosi presso la Biblioteca del Senato, non mancano le testimonianze di ragazze la cui esistenza è cambiata a causa di imposizioni dettate dalle proprie famiglie d’origine. Amani El Nasif, attivista siriana, ad esempio, racconta di come sia riuscita a sfuggire a un matrimonio forzato. «È stato il più brutto momento della mia esistenza – racconta – quando mio zio, in quella che era la classica vacanza estiva di una 16 enne mi impose di sposare un cugino. È come se qualcuno mi avesse strappato il cordone ombelicale dai sogni, da quella che volevo essere». Toccanti, poi, i racconti in corsia di Maria Saltari, dirigente medico e ginecologa. «Soltanto ieri – dice - ho visitato l’ennesima paziente a cui, a soli 23 anni, è stato impedito di provare per sempre piacere».
Una donna su quattro tra le immigrate provenienti da determinati Paesi, a maggioranza islamica, viene operata perché la religione le impone la verginità. «Solo così – spiega Maria Terragni dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza – non vengono considerate in certi ambiente delle poco di buono. E ciò è gravissimo, considerando che non avviene più in Asia o in Africa, ma a pochi metri dalle nostre abitazioni». Ecco perché il nostro direttore, Capezzone, chiede all’attenta platea: «È mai possibile che nessun imam si sia accorto di nulla? Come facciamo noi italiani a restare senza far niente e poi guardare in faccia queste persone?». Interrogativi a cui la politica, dunque, non può sottrarsi di rispondere.
Andrea De Priamo, senatore e promotore dell’iniziativa, svoltasi ieri nella capitale, manifesta la necessità di «unire, sin da subito, tutte quelle esperienze ed idee che possano rappresentare una sintesi per difendere valori e principi indiscutibili. A tal proposito, non bastano più belle parole, ma occorrono fatti, ovvero comportamenti e leggi per fermare una violenza integralista che pure a queste latitudini, purtroppo, è sempre più un incubo per donne e bambini».