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Grillini a caccia di piste nere Ma non rispondono su mafia e appalti

GAETANO MINEO

Avanti con le indagini sulla «pista nera» ipotizzata per la strage di via D’Amelio. La corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai pm di Caltanissetta contro l’ordinanza con cui il gip Graziella Luparello, lo scorso 19 dicembre, aveva disposto nuovi accertamenti. E così la Procura nissena dovrà riaccendere i riflettori su quel filone che ipotizza un coinvolgimento di ambienti dell’eversione di destra o della massoneria. Una pronuncia, quella della Cassazione, che il Movimento 5 Stelle ha subito brandito come una vittoria politica, esultando a reti unificate. Ma che, a ben guardare, lascia aperte domande ben più scomode per il partito di Conte: quelle sul dossier mafia-appalti, l’altro grande filone d’inchiesta che lo stesso procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, ha già indicato come la vera «concausa» della strage di via D’Amelio in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta.


La stessa procura di Caltanissetta, del resto, non aveva mai chiuso del tutto la porta alla «pista nera». Dieci giorni fa, nell’audizione in commissione Antimafia, De Luca ha ribadito un concetto già scritto nella richiesta di archiviazione: «Siamo aperti ad approfondire altre concause» pur avendo definito la posizione di Stefano Delle Chiaie «zero tagliato» sul piano probatorio, rivendicando, allo stesso tempo, «disponibilità e volontà di approfondire». Parole che ridimensionano l’immagine di una Procura ostile a ogni ipotesi alternativa, proprio mentre la Cassazione le impone di continuare a scavare. Nel comunicato stampa con cui i grillini celebrano la sentenza, firmano tutti i componenti della commissione Antimafia: Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato. Colpisce, tra quelle firme, proprio quella di Scarpinato. Il senatore grillino ed ex magistrato è infatti il grande assente quando si tratta di rispondere alle domande che Il Tempo sta ponendo in questi giorni con un’ampia inchiesta proprio sul filone mafia-appalti. Un silenzio che stride con l’esuberanza mostrata oggi nel rivendicare la decisione della Cassazione sulla pista nera.


Ancora più significativo è il fatto che quando la scorsa settimana il Movimento 5 Stelle aveva attaccato frontalmente Il Tempo, il comunicato diffuso portava la firma di tutti i componenti grillini dell’Antimafia tranne una: proprio quella di Scarpinato. Un’assenza di allora e una presenza di oggi che raccontano, meglio di molte analisi, la strategia comunicativa dei 5 Stelle: cavalcare la «pista nera» quando conviene al dibattito politico, glissare invece quando si chiede di fare chiarezza sulla stagione di mafia e appalti.


Anche il Pd scende a fianco dei pentastellati. I commissari in Antimafia (Walter Verini, Debora Serracchiani, Enza Rando, Giuseppe Provenzano, Valentina Ghio, Franco Mirabelli, Anthony Barbagallo e Valeria Valente) chiedo no di «proseguire le indagini sulle connessioni tra eversione nera e stragi degli anni Novanta», con particolare riferimento all’attentato di via D’Amelio. Per gli esponenti del partito di Elly Schlein è «una buona notizia» il rigetto in Cassazione del ricorso della Procura di Caltanissetta contro lo stop all’archiviazione: una decisione che, spiegano, «mantiene aperta la ricer ca della verità». La verità processuale, intanto, resta più sfumata della propaganda. La Cassazione non ha scritto che la «pista nera» sia fondata, né ha sconfessato la centralità del dossier mafia-appalti. Ha semplicemente stabilito che chiedere nuovi accertamenti rientra nei poteri del gip e che l’archiviazione poteva essere respinta. Il resto è solo batta glia politica.