L'INGRESSO ILLEGALE IN ITALIA

Migranti, il business degli scafisti: l’immigrazione illegale è social e parla arabo e bengalese

Francesca Musacchio

Dai visti italiani falsificati ai gruppi Telegram che vendono ingressi in Europa, fino agli account Facebook che offrono passaporti e permessi di soggiorno contraffatti e ai profili social che annunciano partenze dalla Libia con video di barche e capannoni. La filiera dell’immigrazione clandestina si muove online, parla arabo e bengalese, usa numeri telefonici esteri, attraversa circuiti riconducibili a frange islamiche e replica sempre lo stesso schema: propaganda del viaggio, contatto operativo, documento falso, attraversamento. Uno degli elementi della filiera è proprio quello dei documenti. Nel 2020 una cittadina yemenita è stata fermata all’aeroporto di Amman mentre tentava di imbarcarsi su un volo per Milano con un visto italiano falsificato. Da quel caso sarebbe affiorata una catena di contatti che partiva dagli Emirati Arabi, passando per una connazionale che aveva già raggiunto l’Europa via Turchia con documentazione falsa e arrivava a un referente yemenita nel Golfo chiudendo su un intermediario indicato come "King". All’arrivo sarebbe stato previsto il pagamento di mille dollari a un collaboratore egiziano del referente.

 

 

Lo stesso riferimento ricompare anni dopo, nel 2024, come contatto presente in gruppi Telegram usati da reti di facilitatori per organizzare viaggi clandestini verso l’Unione europea. I destinatari sono soprattutto yemeniti e siriani. Le mete Germania, Italia, Polonia, Finlandia, Grecia e Bulgaria. Le rotte cambiano a seconda del servizio acquistato e attraversano Turchia, Emirati Arabi, Iraq, Bielorussia, Serbia e Bosnia-Erzegovina. Il prezzo varia da 1.200 a 11 mila dollari in base al Paese di origine, alla destinazione e al pacchetto richiesto che comprende anche falsificazione di documenti di identità o di visti, assistenza via telefono e supporto fino all’arrivo in territorio europeo. Nei canali social vengono pubblicati anche brevi video degli attraversamenti di frontiera e dei migranti che avrebbero raggiunto con successo l’Ue, con indicazioni sulle modalità di pagamento. La pubblicità del viaggio serve da prova di efficienza del servizio.

 

 

Stessa dinamica per i viaggi dalla Libia. Sui social sono attivi profili che promuovono la migrazione irregolare verso l’Italia. Uno di questi con un post annuncia la ripresa delle traversate via mare accompagnato dalla condivisione di un video di imbarcazione con migranti in navigazione, indicata come presumibilmente giunta in Italia. Un altro profilo annuncia la preparazione di una traversata con partenza dopo la fine del mese di Ramadan, a bordo di un’imbarcazione in vetroresina dotata di due motori da 250 cavalli, ripresa in un breve video. Lo stesso profilo condivide un altro post nel quale annuncia un ulteriore viaggio, sempre con partenza dopo il mese sacro, a bordo di un’imbarcazione in legno con due motori da 75 cavalli ripresa all’interno di un capannone. In altri post viene indicato un gruppo di migranti di origine egiziana in procinto di partire da Zuwarah. I punti di partenza citati, infatti, si concentrano tra Zuwarah, Tripoli e Az-Zawiya. Dal monitoraggio dei social, inoltre, emerge un account Facebook attivo nella vendita di documenti di identità falsi di varie nazionalità: passaporti, carte di identità, patenti di guida, permessi di soggiorno. I contenuti pubblicati mostrano video di documenti contraffatti, compresi quelli italiani. In questa rete compaiono anche i facilitatori bengalesi localizzati in Italia. Lo strumento è sempre una pagina Facebook, in lingua bengalese, che pubblicizza la fornitura di visti turistici e indica contatti di riferimento per l’ingresso in Italia, Spagna o Francia. I destinatari sono cittadini bengalesi presenti in Grecia o in altri Paesi dell’area Schengen. La promessa è sempre la stessa: trasformare la permanenza irregolare o il transito in un ingresso organizzato nel Paese finale, con un’offerta che si presenta come servizio.