Mamma e figlia avvelenate, la suggestione di Bruzzone: “Se il marito fosse il movente?”

Rosa Scognamiglio

Continuano senza sosta le indagini sul giallo di Pietracatella. Gli investigatori, diretti dalla procura di Larino, sono in attesa della relazione da parte del Centro Antiveleni di Pavia, cui sono stati affidati gli accertamenti tossicologici sui campioni biologici prelevati ad Antonella di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte lo scorso dicembre all’ospedale “Cardarelli” di Campobasso per un presunto avvelenamento da ricina. In attesa dei riscontri di laboratorio e dei referti medico-legali, si susseguono le ipotesi sul possibile movente del duplice omicidio. Tra le suggestioni più interessanti spicca quella della criminologa Roberta Bruzzone, la quale non esclude che Gianni Di Vita, marito di Antonella e papà di Sara “potrebbe essere il movente dell’avvelenamento”, spiega nel corso di un intervento a “Quarto Grado”, il programma condotto dai giornalisti Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero.

La “suggestione” di Bruzzone sul movente

La scorsa settimana, Gianni Di Vita è stato sentito in Questura a Campobasso come persona informata sui fatti. L’uomo, noto commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, ha partecipato alla cena del 23 dicembre, ovvero uno dei tre pasti finiti sotto la lente degli inquirenti dopo i decessi sospetti delle due donne. Stando a quanto emerso nei giorni scorsi (non da fonti inquirenti), quest’ultimo non avrebbe manifestato sintomi riconducibili a un avvelenamento. Secondo Bruzzone, il fatto che Di Vita sia l’unico dei tre commensali ad essere sopravvissuto potrebbe essere indicativo di un eventuale interesse da parte del killer nei confronti del 55enne. “Magari, - ha spiegato l’esperta - l’ipotetico assassino o assassina voleva renderlo libero da legami familiari”. La criminologa ha poi precisato che si tratta soltanto di “un’ipotesi suggestiva”.

Il punto sulle indagini

Intanto proseguono le audizioni di familiari e conoscenti delle vittime. Nei giorni scorsi è stata convocata in procura Laura Di Vita, cugina di Gianni. La donna, che non è indagata né sospettata, è stata sentita in qualità di persona informata sui fatti per la seconda volta. L’audizione, da cui nulla è trapelato alla stampa, è durata circa quattro ore. L’ipotesi più chiacchierata in questi giorni è che l’attenzione di chi indaga sia rivolta a un’eventuale pista familiare. Ad ogni modo, l’inchiesta per duplice omicidio al momento procede contro ignoti. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli seguita nel suo lavoro con molta prudenza, in attesa di avere in mano tutte le tessere per comporre il complesso puzzle investigativo. Nel sangue e sui capelli delle due donne sembrano siano state riscontrate tracce di ricina, una sostanza altamente tossica estratta dai semi della pianta del ricino. Mentre il marito Gianni, difeso dall’avvocato Vittorino Facciolla, sarebbe risultato negativo alla tossina. Non è escluso che, nei prossimi giorni, l’uomo possa essere convocato nuovamente in Questura per fornire ulteriori informazioni sugli ultimi pasti consumati da Antonella e Sara.