Effetto rockets and feathers

Carburanti, cos'è l'effetto 'missili e piume" e perché il calo non è immediato

I mercati tirano un sospiro di sollievo per la tregua in Medio Oriente, ma i prezzi della benzina tardano a scendere. Un fenomeno, questo, noto come effetto "rockets and feathers": i costi alla pompa schizzano verso l'alto con la rapidità di un razzo durante le crisi, ma calano con la lentezza di una piuma quando le tensioni si placano. Prima della guerra, la benzina si aggirava mediamente intorno a 1,65 €/l e il gasolio a 1,75 €/l, mentre oggi il primo sfiora 1,79 €/l e il secondo 2,18 €/l. Valori che, nel complesso, non hanno raggiunto quelli del 2008, quando il greggio raggiunse i 150$ al barile (corretti di inflazione, 225$ di oggi), e del 2022 in cui il gas ha toccato i 320 euro al megawattora.

I rialzi verticali sono stati causati dalle preoccupazioni di distributori e compagnie petrolifere che, pur avendo comprato a prezzi più bassi, temevano di dover spendere molto di più in futuro. Di qui un anticipo sui costi futuri, a spese ovviamente dei consumatori. Al momento i prezzi sulle forniture sono in rapido calo, ma non ci sono certezze su quanto accadrà nelle prossime settimane. Specie perché non è ancora chiara come la possibile imposizione di pedaggi da parte di Iran e Oman sui prodotti in transito per lo stretto di Hormuz avrà un impatto sui costi energetici finali.

Ieri 8 aprile, la Commissione Europea ha ricordato che da Hormuz transita un volume essenziale del proprio approvvigionamento energetico e che il blocco deve ancora dispiegare appieno i suoi effetti. Quello che si può prevedere, secondo Bruxelles, è che la crisi "non sarà di breve durata" anche nel migliore degli scenari. In questo contesto, perciò, nessuno degli operatori se la sente di ribassi alla cieca. Servono pertanto diverse settimane perché alla pompa arrivino prodotti acquistati alle 'nuove' quotazioni. È una asimmetria che va a sfavore degli automobilisti e appesantisce gli effetti delle dinamiche del greggio sull'inflazione, con ricadute quindi su tutti i consumatori.

Della stessa idea è anche il direttore dell'Agenzia internazionale dell'Energia Fatih Birol che, sebbene positivo sulla tregua, allerta però che "non ci si può aspettare che gli effetti sul piano energetico si risolvano rapidamente". Servirà dunque tempo per riattivare in sicurezza gli impianti fermi e per consentire alle petroliere di raggiungere i mercati di destinazione: pochi giorni per l'Asia meridionale, ma settimane per Europa e altri mercati asiatici. Se lo Stretto non verrà completamente riaperto, l'Europa potrebbe reggere ancora nel breve periodo, ma "dopo alcune settimane la situazione diventerà molto più difficile, soprattutto per diesel e cherosene". In questo scenario, potrebbero verificarsi restrizioni, ad esempio nel traffico aereo, già da metà maggio.

"Più a lungo resterà chiuso, più doloroso sarà l'impatto e più difficile il ritorno alla situazione pre crisi - ha aggiunto - Sentiremo gli effetti per molti mesi, se non per anni". Birol si è detto contrario a un tetto ai prezzi dei carburanti, proponendo invece aiuti mirati alle fasce più vulnerabili della popolazione.