lavaggio del cervello

Migranti e accoglienza in massa: così la propaganda entra a scuola

Francesca Totolo

«Sensibilizzare gli studenti a una positiva percezione del fenomeno migratorio», è l’obiettivo del progetto Migrazioni avviato nelle scuole di Firenze. Questo è solo l’ultimo dei corsi a tema immigrazione svolti tra i banchi scolastici. Sempre nel capoluogo toscano, lo scorso anno, i portoni della scuola dell’infanzia e primaria Giovanni Villani sono stati rivestiti con le coperte termiche usate per coprire gli immigrati durante le operazioni di salvataggio. Nel 2016, il ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Comitato 3 Ottobre fondato da Tareke Brhane, aveva avviato il programma biennale «L'Europa comincia a Lampedusa» rivolto alle scuole secondarie. Per ricordare il naufragio del 2013 e a seguito dell’istituzione della «Giornata nazionale della memoria e dell'accoglienza», il progetto prevedeva workshop e laboratori, culminando con un incontro degli studenti selezionati sull’isola delle Pelagie. Questa iniziativa è stata poi replicata negli anni su iniziativa del comitato di Brhane con il coinvolgimento delle agenzie delle Nazioni Unite e di diversi politici di sinistra.

 

 

Sempre nel 2016, era stato avviato il progetto «Pianeta Migranti» della onlus Cies. Nelle classi delle scuole medie, veniva posizionato un gommone, abbassate le serrande, diffuso il rumore del mare e bendati i bambini. Poi, quest’ultimi venivano fatti salire sul natante da attori che impersonificavano gli scafisti. Tra le lacrime dei bambini, il viaggio virtuale terminava con lo sbarco in Italia. Nel 2022, la Ong ResQ, presente nel Mediterraneo centrale con la nave ResQ People, ha concretizzato un programma dedicato alle scuole elementari, medie e superiori per «contribuire allo sviluppo di una mentalità nuova» su immigrazione e accoglienza. L’iniziativa dell’organizzazione, fondata dall’ex pm Gherardo Colombo e dall’europarlamentare Cecilia Strada, ha raggiunto 30 scuole nell’anno scolastico 2024-2025 e oltre 11mila studenti dall’inizio del progetto. Anche la Ong Mediterranea Saving humans, capitanata dall’ex no global Luca Casarini a processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato dallo scopo di lucro con altri sei membri dell’organizzazione, entra nelle scuole con la «Mia classe salvagente», una serie di incontri per promuovere «il dialogo con bambine e bambini sui temi del viaggio, dei fenomeni migratori e delle loro cause, dei soccorsi in mare, dei respingimenti e dell’accoglienza». Nell’ambito dei percorsi didattici «Finestre e Incontri», promossi dal Centro Astalli che si occupa anche di accoglienza dei richiedenti asilo, decine di istituiti hanno ottenuto il riconoscimento «Scuola amica dei rifugiati». Attraverso seminari ed eventi culturali, l’obiettivo di questo progetto è quello di rafforzare «il pensiero critico degli studenti sul contributo positivo dei migranti».

 

 

Sempre Astalli, ha avviato nelle scuole italiane il progetto «Storie di rifugiati» che, attraverso il contatto diretto con i rifugiati e il libro «Nei panni dei rifugiati», intende favorire la riflessione sull’immigrazione. Quindi, non solo i bambini vengono rieducati dalla propaganda gender per diventare «nuovi maschi». Nelle scuole italiane, è in atto un vero e proprio lavaggio del cervello dei più piccoli per conformali all’ideologia progressista dei porti aperti. Spingere troppo l’acceleratore su una determinata tematica può generare l’effetto opposto, come ha documentato il videogame Pathways, diffuso nelle scuole britanniche come strumento del programma governativo Prevent. Amelia, il personaggio politicamente scorretto che doveva rappresentare il cattivo esempio perché ostile all’immigrazione di massa, è diventata l’eroina del gioco di ruolo.