Dolore nazionale

L'Aquila, 17 anni dal terremoto: giornata di dramma e dolore. Il cordoglio delle istituzioni

"Il 6 aprile resta una ferita aperta nel cuore del nostro Paese". Con queste parole il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha ricordato il terremoto che colpi l'Aquila, nella notte fra il 5 e 6 aprile 2009, togliendo la vita a 309 persone. "Il mio pensiero - prosegue - va anche a tutti coloro che rimasero feriti e a chi, con dignità e determinazione, ha affrontato il dolore e la devastazione che seguirono al sisma". Di qui la gratitudine a tutte le Forze dell'Ordine e a quelle di soccorso che, fin dalle prime ore, lavorarono senza sosta per assistere il prossimo. "Insieme l ricordo di quanto accaduto rinnoviamo l'impegno a proseguire lungo la strada che abbiamo intrapreso, per garantire sempre piu' sicurezza ai nostri territori", ha concluso il titolare del Viminale.

Sulla stessa scia, anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana che ha mandato un "pensiero a tutti coloro che portano i segni di quei momenti, alla comunità locale e a chi prestò, senza sosta, aiuto e soccorso nell'emergenza e nella fase successiva". "La memoria di quella notte - aggiunge - resta indelebile e richiama continuamente alla responsabilità e all'impegno nel costruire il futuro". 

Di quella notte restano le grida, la confusione, il richiamo dei nomi sotto le macerie e il pianto dei bambini. Una nuvola densa di polvere bianca, acre, fatta di intonaco e storia polverizzata, avvolgeva le strade rendendo l'aria irrespirabile. Le persone, ancora in pigiama, fra le strade della città mentre i primi soccorsi e volontari scavavano a mani nude, guidati dai lamenti che provenivano dai cumuli di pietre. Di quella giornata resta ancora oggi una profonda ferita nazionale che oggi le istituzioni hanno voluto commemorare nuovamente.