La polemica

Vassalli era favorevole alle carriere separate, i giuristi confermano: «In linea col suo pensiero»

Edoardo Sirignano

Dopo Falcone, il fronte del No prova a mettere il cappello anche a Giuliano Vassalli, padre del nuovo Codice di procedura penale. A scatenare la polemica è Mitja Gialuz, fedelissimo della responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, che, senza troppi giri di parole, dai taccuini di Repubblica, accusa il fronte del Sì di essersi inventato un colloquio con l’eroe della Resistenza, pur di annoverarlo tra i promotori della riforma. 

A smentire, con i fatti, l’accusa, però, è Maurizio Tortorella, ex direttore di Panorama, che pubblica il link di un articolo del 1994, in cui compaiono le nove pagine della sbobinatura integrale della conversazione, avvenuta il 19 febbraio 1987, con Torquil Dick-Erikson, giornalista inglese residente da oltre 50 anni in Italia. «Sarebbero state destinate – chiarisce - in forma inevitabilmente ristretta a un’intervista sul Financial Times». Nel documento, battuto a macchina, non solo viene ribadito come la separazione delle carriere fosse «necessaria», ma si parla dello strapotere della magistratura, definita «corpo corporativo» e della «sovranità limitata» del Parlamento. Non manca neanche un riferimento al Pci, a cui attribuisce il merito di essere «riuscito a legare a sé gran parte della magistratura». 

Una posizione che rafforza, dunque, quanto sfoderato, nel pomeriggio di ieri, da Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato del SìSepara che aveva diffuso una fotocopia con la trascrizione dal nastro, in si parlava di «immensa concentrazione di poteri giurisdizionali nelle mani di un unico corpo». 

A spiegare il contenuto della conversazione, finita al centro delle polemiche, pure Antonio Rinaudo, ex pm di Torino, che rivela come il cambiamento auspicato da Vassalli non sarebbe potuto avvenire proprio per «una certa magistratura, che si sarebbe messa di traverso». Nel colloquio con il notista britannico, a suo dire, sarebbero stati affrontati «tutti i temi connessi all’introduzione del sistema accusatorio, argomenti tecnici su cui è impossibile inventare». Tesi, d’altronde, che sarebbero state confermate anche in «un preambolo del codice di procedura penale, in cui si fa riferimento esplicito a quanto inserito nel referendum». Sulla stessa linea d’onda Stefano Ceccanti, costituzionalista ed ex parlamentare del Pd. «L’intervista al Financial Times ripubblicata da Panorama – sottolinea - è chiarissima. La separazione delle carriere è un passaggio fondamentale per completare la riforma Vassalli. Per lui non voleva dire solo distinzione delle funzioni, ma divieto di passare da una casella all’altra. Un problema, d’altronde, attualissimo negli anni 90. Era centrale nella commissione De Mita. Venne meno, allora, solo perché quel governo cadde rapidamente. Fu ripreso, poi, da D’Alema, fino ad arrivare al famoso art. 111 del 1999, dove è centrale il concetto del giudice terzo. Il relatore di quel testo Antonio Soda, che non era di destra, ribadiva proprio la necessità di superare un Csm unico».