Nello spazio

Nasa, Artemis II lascia l'orbita terrestre e mira alla Luna

Ignazio Riccio

La missione Nasa “Artemis II” entra nella sua fase più simbolica e decisiva: la capsula Orion ha acceso i motori e ha lasciato l’orbita terrestre, imboccando la traiettoria verso la Luna. Per la prima volta dal 1972, esseri umani sono ufficialmente diretti nello spazio profondo oltre l’influenza diretta della Terra. La manovra, tecnicamente definita “iniezione translunare”, è stata completata con successo circa 25 ore dopo il lancio. L’accensione del motore principale, durata poco meno di sei minuti, ha consentito alla navicella di aumentare la propria velocità e di passare da un’orbita terrestre a una traiettoria ellittica diretta verso il nostro satellite. 


Dal centro di controllo di Houston è arrivata la conferma: tutti i parametri risultano nominali e la missione può proseguire secondo programma, che prevede il rientro sulla Terra con ammaraggio dopo circa dieci giorni. L’evento segna una svolta epocale: l’ultima volta che astronauti avevano lasciato l’orbita terrestre risale alla missione Apollo 17, oltre mezzo secolo fa. Oggi, con “Artemis II”, si inaugura una nuova fase dell’esplorazione umana, destinata a preparare i futuri sbarchi e una presenza stabile sulla Luna.


A bordo della capsula Orion viaggiano quattro astronauti: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen. Un equipaggio che riflette il carattere internazionale e inclusivo del programma Artemis. La missione non prevede un allunaggio: Orion effettuerà un sorvolo attorno alla Luna per poi rientrare verso la Terra seguendo una traiettoria di “rientro libero”, una soluzione che garantisce il ritorno anche in caso di anomalie. 


Prima della manovra decisiva, l’equipaggio ha trascorso circa un giorno in orbita terrestre per testare tutti i sistemi di bordo, dai supporti vitali alla navigazione. Alcuni piccoli inconvenienti tecnici – tra cui segnalazioni legate ai servizi di bordo – non hanno compromesso il buon esito delle operazioni. Poi il momento più atteso: l’accensione dei motori e l’addio alla Terra. Proprio durante questa fase, gli astronauti hanno raccontato di essersi affacciati ai finestrini per osservare il pianeta allontanarsi, descrivendo uno spettacolo “fenomenale”.


“Artemis II” rappresenta molto più di un volo simbolico. È il banco di prova per le tecnologie e le procedure che saranno utilizzate nelle prossime missioni, a partire da quelle che dovranno riportare l’uomo sulla superficie lunare entro la fine del decennio. Il programma “Artemis” punta infatti alla costruzione di una presenza stabile sul nostro satellite e, in prospettiva, a missioni umane verso Marte. 


Nei prossimi giorni Orion raggiungerà la Luna, sorvolerà anche il suo lato nascosto e stabilirà nuovi record di distanza per un equipaggio umano. Poi inizierà il viaggio di ritorno, con un rientro atmosferico che si preannuncia tra i più veloci mai affrontati.  Dopo oltre cinquant’anni, l’umanità è di nuovo in viaggio verso la Luna. E questa volta, l’obiettivo non è solo tornare, ma restare.